Omicidio Genova: "Sono fuggita perchè mio marito voleva farmi a pezzi"

di Michele Varì

Laura la moglie dell'uomo ucciso dal figlio: "Era un padre padrone e mi ha picchiato tutta la vita. Alle ragazze dico, al primo schiaffo lasciatelo"

“Mio marito era un padre padrone, immaturo, uno che vuole farsi vedere all'esterno come perfetto, che lavora, che tiene alla famiglia, ma quando chiude la porta di casa si rivela quello che è... gelosissimo, persino delle amiche, possessivo, possessivo come sei fossi un suo oggetto”.

E' la denuncia o forse lo sfogo di Laura Di Santo, la moglie di Pasquale Scalamandrè, l'ex conducente della Amt ucciso dal figlio Alessio con la complicità. a detta degli inquirenti, dell'altro figlio Simone nella loro casa di via Garrone, a San Biagio.

L'uomo non poteva avvicinarsi all'abitazione dai figli da quando la moglie l'ha denunciato per maltrattamenti: la donna è stata costretta scappare e vivere in casa famiglia in Sardegna. Quando ha appreso della tragedia avrebbe voluto scappare a Genova, ad abbracciare i figli, Alessio arrestato, Simone denunciato a piede libero per omicidio volontario; ma non può farlo prima di una settimana perché assiste un malato terminale e deve concedere il tempo alla famiglia di trovare una persona che possa sostituirla.

Laura non vorrebbe parlare, ma quando inizia non si ferma più, come a vuotare decenni di veleno che le hanno distrutto la vita:

“Mio marito l'ho conosciuto a 15 anni, ero una bambina, me lo aveva presentato un amico, era introverso, pensavo che fosse un uomo forte, era muscoloso, a quindici anno si guarda il muscoletto e lui era un bell'uomo... Poi c'è tutto il resto, come fai sentire una donna, come la ami, interessi in comune, un dialogo, non c'era niente fra di noi, era un rapporto univoco, lui prendeva, esigeva, ma non dava niente, lavorava solo, certo che lavorava, e mi ha sempre fatto smettere di lavorare.

Ci siamo spostati nell'88, avevo 22 anni, è stato il primo uomo e si è rivelato subito violento. Da fidanzato mi ha dato due bei ceffoni per una stupidaggine. Poi tornava e chiedeva scusa, piangeva, cambio, scusa, non lo faccio più, come fanno tutti questi soggetti, doppia faccia, bipolare, all'esterno era la persona più gentile di questo mondo, aperto, brillante, faceva il bello fra le donne, il Peter Pan, poi a casa...

Lavorava sì, è logico, ma non faceva altro, per lui era anche un modo per stare fuori di casa, me lo aveva detto, ma a lui piaceva perché stava a contatto con il pubblico. Si divertiva anche, aldilà dello stress del traffico. Con i figli non era mai presente. Mai, Io ero sola con i figli, prima uno, poi l'altro. Lui era quello che quando arrivava e dava un pugno sul tavolo, non alzare la voce, quando c'era lui in casa doveva filare tutto sul filo del rasoi, tutto perfetto.

Violento anche con i figli?

<Con Alessio sì, era esplosivo, anche se poi lui è stato male, aveva più astio, verso Simone un po' meno, è stato più morbido, poi crescendo quando sono diventati uomini, erano i figli a difendermi da lui, anche fisicamente. L'hanno anche disarmato, cose che dei figli non dovrebbero mai, mai vivere>.

Aveva una pistola?

<Ne aveva due, l'aveva prese perché abitavamo in campagna a Gemignano, diceva che potevano servire per difenderci, poi diceva di andare al poligono con gli amici>

Quando l'ha denunciato per maltrattamenti?

<Adesso quando sono andata via, il primo di gennaio, come fai a denunciare? E poi? C'è un poi. Il dopo. Lì comincia il vero dramma. Poi torni a casa e ti fanno fuori se non hai un posto dove andare via>

Chi l'ha aiutata?

<Alcune amiche. Sono scappata, perché anche i figli mi avevano detto “vai mai mamma che stavolta ti fa fuori”>.

E' stata mai costretta ad andare in ospedale per le botte?

<No, ma avrei dovuto, anche se non mi ha mai ridotto, mi dava ceffoni, ha provato a soffocarmi, poi c'erano i ragazzi a difendermi. Poi il giorno dopo si pentiva, strisciava ai piedi, diceva “non lo farò mai più, sono una merda”, “ti tratterò come una regina>.

La molla di tutto era la sua gelosia?

<Era più una ossessione, un controllo anche emotivo, mancanza di dialogo, nascevano liti da niente, o faceva ostruzionismo tanti tipi di violenze, psicologiche e fisiche, diventava aggressivo quando si ricaricava, poi si svuotava e si ricaricava>.

Che rapporto aveva con le sorelle di suo marito?

<Mi controllavano tutti, per loro era il fratello migliore, e tutti dipendenti dalla madre, era quella che comandava tutti, un rapporto matriarcale>.

Come ha fatto sopportare per tanti anni?

<Dove andavo? Senza lavoro e con due figli piccoli e mia mamma malata? Poi si è ammalato mio figlio a otto anni e ha finito l'ultimo intervento a 24 anni...>.

In questi casi lui era stato presente?

<Presente? Ma non a livello affettivo, con i soldi, lui arriva e ci portava in ospedale come dei pacchi, questo non significa essere presente, io parlavo e lui stava zitto o mentre parlavo lui si alzava e se andava. Trovavamo registrato in ogni parte della casa. Mio figlio ha dovuto sopportare a lui, fra liti, io con lui ho provato a fare la psicologa, ho letto libri, ho letto di tutto per provare a fare andare avanti sta barca, ma è stato fiato sprecato>.

Da quando si è allontanata ha mai avuto paura per i figli?

<Sì, avevo tanta paura, perchè io conosco il tipo, gli dicevo guardatevi alle spalle perché è vigliacco. Lui quando ha letto la mia denuncia, era matto, matto, diceva ad Alessio che se andava in galera sarebbe diventato più cattivo, faccio un macello, quando esco di galera tolgo tutti di mezzo. Cosa si crede che se la la polizia mi ha tolto le pistole non posso ucciderla, io tua la madre la sgozzo, prima o poi la ammazzo”.

Come ha saputo della tragedia?

<Mi ha avvertita la polizia in piena notte: mi hanno subito detto che mio marito era morto e i mie figli stavano bene, sono stati gentili>.

Ricorda un attimo di tenerezza da suo marito?

<Tenerezza? Tenerezze non ne ho mai ricevute, solo atti sessuali, lui non era capace di tenerezza, né a me né ai miei figli. All'esterno appariva galante, poi arrivava a casa e mi menava. Conoscendolo mi sembra di vederlo quando si è avventato contro Alessio. Chissà quante botte ha dato al figlio, un padre dovrebbe difendere un figlio. A me diceva “ti voglio tanto bene che ti ammazzo”>.

Lei cosa pensava quando sentiva parlare dei fatti cronaca legati ai femminicidi?

<Lui ai mie figli ha detto che queste cose che si sentono in televisione ti fanno venire ancora più voglia di farlo, pensi come era stabile>.

Cosa consiglia ad una donna che si viene a trovare nelle sue condizioni?

<Bisognerebbe prevenire, dai genitori, dare dei valori, che solo i maschi possono tutto, più informazioni anche nelle scuole e più aiuti. Al primo campanello di allarme, basta, non cambiano, al primo segnale di lasciarlo, perché “scusa”, “ho sbagliato”, non è vero, un melo non diventa un pero>.

Suo figlio adesso è in galera?

<Mi lacera sapere che Alessio, un bravo ragazzo, è da solo in una cella, per quattordici giorni da solo per la quarantena per il covid, la cosa più terribile è che quest'uomo ci ossessione anche da morto>.