Omicidio di Chiavari, si scava nell'ambiente di lavoro della vittima
di Pietro Roth
1 min, 37 sec
Oggi i risultati dell'autopsia sul corpo dell'ex pentito di mafia Orazio Pino
Proseguono, indirizzate in primo luogo verso la sua attività di compro-oro, le indagini sull'omicidio di Orazio Pino, l'ex pentito di mafia in passato legato al clan di Nitto Santapaola, ucciso in un parcheggio di un supermercato a Chiavari martedì sera. Gli uomini della squadra mobile di Genova, agli ordini del dirigente Marco Calì, stanno interrogando familiari e colleghi di lavoro di Pino. Al momento la pista più accreditata è quella legata alla sua attività più recente mentre resta sulla sfondo l'ipotesi di una vendetta mafiosa. Gli investigatori vagliano le telecamere di video sorveglianza del silos, dove l'uomo aveva posteggiato la sua macchina, e quelle delle vie limitrofe.
Le ricerche non si limitano alle immagini di martedì, ma si cercano frame anche dei giorni precedenti al delitto. Tra le persone sentite come testimoni anche il figlio dell'ex sicario della mafia, che ha indicato che il padre aveva avuto nei mesi scorsi dissapori con una ex socia per vicende legate a precedenti società. Pino nel 2018 era stato denunciato per il presunto furto di gioielli dalla società che aveva con una donna ma l'indagine era stata archiviata. Gli inquirenti hanno perquisito ieri la ex socia e il fratello di lei. In mattinata è prevista l'autopsia: una prima tac sul corpo non ha fatto trovare l'ogiva di alcun proiettile, ma sul corpo dell'uomo sono state rilevate tracce metalliche che fanno comunque pensare a un colpo di pistola di piccolo calibro.
Intanto, il sito 'Estreme conseguenze' ha rilanciato una intervista rilasciata nelle scorse settimane dall'ex collaboratore di giustizia in cui l'uomo diceva di temere per la propria vita perché non aveva avuto un falso nome di copertura. Ma agli atti degli investigatori non risulta che avesse chiesto una falsa identità. Anzi, a quanto sembra avrebbe rifiutato l' offerta da parte dello Stato proprio di un nome di copertura. Pino era uscito volontariamente dal programma di protezione nel 2009 e con i soldi ricevuti aveva avviato una prima società, sempre nell'ambito della compravendita di gioielli.
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