Nuovo nucleare, Monti (Ain): "Subito norme e filiera italiana per non dipendere dall'estero"
di R.C.
Tra le aziende che già operano nel comparto nucleare figurano Ansaldo Nucleare, Walter Tosto, Tectubi Raccordi, Atb Riva Calzoni, Siet, Simic e Ibf Group
Il via libera al disegno di legge sul nuovo nucleare apre una fase decisiva per il settore, ma per trasformare l'iniziativa in un vero programma industriale serviranno tempi rapidi nell'attuazione delle norme. È quanto sostiene - in un'intervista a industriaitaliana.it - Stefano Monti, presidente dell'Associazione Italiana Nucleare (AIN), che invita il Governo a completare il quadro regolatorio e a puntare sulla valorizzazione della filiera produttiva nazionale.
Secondo Monti, l'Italia non dovrebbe acquistare centrali nucleari "chiavi in mano" dall'estero, ma scegliere tecnologie già mature coinvolgendo fin dall'inizio le imprese italiane nella progettazione, nella produzione dei componenti, nei sistemi di controllo, nei servizi di ingegneria, nelle opere civili e nella gestione degli impianti.
L'obiettivo è rispettare gli scenari del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), che prevedono una quota del 10-20% di energia nucleare nel mix elettrico entro il 2050. Per farlo, spiega il presidente dell'AIN, non ci sarebbero i tempi per sviluppare una tecnologia interamente italiana, mentre sarebbe possibile costruire una solida filiera nazionale attorno a reattori già disponibili sul mercato.
Tra le aziende che già operano nel comparto nucleare a livello internazionale figurano Ansaldo Nucleare, Walter Tosto, Tectubi Raccordi, Atb Riva Calzoni, Siet, Simic e Ibf Group. Attorno a queste realtà potrebbe svilupparsi un ecosistema che coinvolga centinaia di imprese della meccanica, dell'oil & gas, della strumentazione e dei servizi.
Per l'AIN la priorità resta però il completamento dell'iter normativo. Dopo l'approvazione del disegno di legge alla Camera, il Senato dovrà approvare la delega, cui seguiranno i decreti attuativi e la definizione del programma nucleare nazionale. «Senza un programma nucleare chiaro e definito nessuno ordina un reattore», sottolinea Monti.
Secondo le stime dell'associazione, la filiera italiana del nucleare potrebbe passare dalle attuali circa 100 imprese a 400-500 aziende, generando un impatto economico fino al 2,5% del Pil e trasformando il ritorno dell'energia nucleare anche in una leva di politica industriale.
Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagram, su Youtube e su Facebook.
Altre notizie

