Non è reato creare un gruppo di WhatsApp per segnalare i posti di blocco
di Redazione
Insulti in chat a forze ordine no vilipendio, 49 archiviazioni
Formare un gruppo WhatsApp per avvisare i partecipanti dei posti di blocco delle forze dell'ordine non è reato e non c'è alcuna interruzione di servizio pubblico. E anche le invettive e gli insulti contro carabinieri e poliziotti non sono vilipendio.
E' quanto sostenuto dal giudice per le indagini preliminari Luisa Avanzino che ha archiviato l'inchiesta che vedeva indagati 49 ragazzi della Valle Scrivia.
I ragazzi (difesi dagli avvocati Matteo Carpi, Nicola Scodnik, Alessandro Costa e Barbara Costantinio) avevano messo in piedi una maxi chat a cui partecipavano oltre un centinaio di persone.
Lo scopo era quello di segnalare posti di blocco per evitare di incappare in multe e sospensioni della patente se si fosse alzato il gomito durante la serata.
Le segnalazioni, in alcuni casi, erano accompagnati da epiteti e insulti. Secondo il gip, però, la creazione del gruppo non avrebbe "comportato alcuna alterazione del servizio che è sempre stato svolto regolarmente, considerato il numero di utenti della strada e il numero comunque limitato dei partecipanti alla chat". Per il giudice, inoltre, non vi sarebbe alcun vilipendio 'pubblico' visto il carattere "chiuso della chat e quindi della conversazione".
Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagram, su Youtube e su Facebook.
Leggi anche...
Altre notizie
Birra Longa festeggia 10 anni: degustazioni e cultura nel cuore del centro storico di Genova
26/05/2026
di Redazione
Schianto in moto a Cisano: muore dopo alcuni giorni di ricovero il 18enne Giacomo Moretto
26/05/2026
di Redazione
Maldive, l'istruttore subacqueo Campo a Telenord: "Nella subacquea non si improvvisa nulla"
26/05/2026
di Claudio Baffico
Tragedia in mare ad Arenzano: muore 85enne dopo un malore in acqua
26/05/2026
di Redazione

