Maldive: studenti UniGe ricorderanno Montefalcone al Cristo degli Abissi, proseguono indagini sulla tragedia
di R.S.
Fondamentali per chiarire cosa sia accaduto saranno le analisi delle GoPro e degli strumenti indossati dai sub
Una preghiera collettiva davanti al Cristo degli Abissi per ricordare la professoressa Monica Montefalcone. Sarà questo il gesto con cui gli studenti del Distav, il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova, renderanno omaggio alla docente morta insieme alla figlia Giorgia Sommacal e ad altri tre sub italiani durante un’immersione in una grotta dell’atollo di Vaavu, alle Maldive.
L’iniziativa, annunciata nei giorni successivi alla tragedia, si svolgerà dopo i funerali nella baia di San Fruttuoso, tra Camogli e Portofino, dove a 17 metri di profondità si trova la celebre statua bronzea del Cristo degli Abissi. Simbolo universale dedicato a chi ha perso la vita in mare, l’opera fu realizzata fondendo medaglie, campane e parti di navi e rappresenta il profondo legame tra uomo e ambiente marino.
Mentre Genova si prepara al ricordo della docente, sul fronte giudiziario entra nella fase decisiva l’inchiesta aperta dalla procura di Roma per omicidio colposo. Le salme dei cinque sub italiani sono state trasferite all’ospedale di Gallarate, dove lunedì inizieranno le autopsie disposte dal pubblico ministero Nadia Calcaterra.
Il primo esame riguarderà Gianluca Benedetti, il capobarca di 44 anni e primo tra i sommozzatori a essere recuperato. Nei giorni successivi toccherà ai corpi di Monica Montefalcone, della figlia Giorgia Sommacal, della ricercatrice Muriel Oddenino e di Federico Gualtieri, giovane laureato dell’ateneo genovese.
I familiari non hanno ancora potuto salutare le vittime perché tutte le salme restano sotto sequestro. Carlo Sommacal, marito della docente e padre di Giorgia, in questi giorni ha respinto le polemiche sulle capacità tecniche dei sub coinvolti nella spedizione. «Monica aveva tutte le specializzazioni e i brevetti necessari», ha ribadito, ricordando il lungo curriculum e l’esperienza speleosubacquea della moglie.
Secondo le prime ricostruzioni, quattro dei cinque corpi sarebbero stati trovati in un anfratto della grotta di Hekunu Kandu dal team di soccorso finlandese di Dan Europe. Gli investigatori stanno valutando diverse ipotesi, tra cui la possibile riduzione della visibilità dovuta ai sedimenti corallini e l’adeguatezza dell’attrezzatura utilizzata durante l’immersione a circa 60 metri di profondità.
Fondamentali per chiarire cosa sia accaduto saranno le analisi delle GoPro e degli strumenti indossati dai sub. Parallelamente, la squadra mobile di Genova sta esaminando anche le comunicazioni intercorse tra Monica Montefalcone e il Dipartimento universitario, comprese mail e documenti relativi alla missione scientifica.
L’Università di Genova ha più volte precisato che l’immersione non rientrava nelle attività ufficialmente previste dalla missione di ricerca e sarebbe stata svolta a titolo personale. Un aspetto che gli inquirenti stanno approfondendo attraverso l’ascolto dei testimoni e dei partecipanti alla spedizione a bordo della nave Duke of York.
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