Maldive, le prime immagini della 'grotta degli squali' fatale a cinque sub italiani: “La visibilità sparisce in pochi secondi”

di R.C.

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Nel frattempo, le autorità hanno disposto il sequestro di computer e telefoni cellulari per ricostruire la dinamica dell’incidente

Le prime fotografie dall’interno della cosiddetta “grotta degli squali” alle Maldive mostrano un ambiente estremo e imprevedibile, dove la luce si dissolve rapidamente e la navigazione subacquea diventa quasi impossibile. Gli scatti, pubblicati su Instagram da DAN Europe, documentano il punto esatto in cui lo scorso giovedì hanno perso la vita cinque sub italiani.

Le immagini sono state realizzate dal sub finlandese Sami Paakkarinen, parte del team internazionale intervenuto per il recupero delle salme, e mostrano come la luce naturale riesca a filtrare solo nella prima parte della cavità, per poi lasciare spazio all’oscurità totale e a una visibilità che può annullarsi in pochi istanti a causa dei sedimenti sollevati.

Secondo quanto riportato dagli operatori, la grotta si sviluppa per circa 200 metri e raggiunge una profondità di oltre 60 metri, condizioni che la rendono estremamente complessa anche per sub esperti. “Non è molto lunga, ma è molto impegnativa”, ha spiegato Paakkarinen, sottolineando come ogni immersione in ambienti simili comporti rischi elevatissimi legati a orientamento e visibilità. "La luce filtra fino all'ingresso, poi all'interno in pochi istanti tutto può cambiare, la visibilità può sparire in pochi secondi".

Il team finlandese ha recuperato i corpi dei sub italiani, ritrovati tutti in una stessa sezione della grotta.

"I corpi erano tutti insieme in una porzione della grotta. Siamo stati molto sollevati quando li abbiamo trovati perché siamo stati molto tempo nella prima immersione senza individuarli e stavamo cominciando a pensare che non fossero più lì. C'è stato quindi sollievo pensando che li avremmo recuperati e portati in superficie". Lo racconta all'ANSA Sami Paakkarinen, il sub finlandese che, insieme ai colleghi Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, ha recuperato i corpi dei quattro italiani morti nella grotta delle Maldive. Il team è stato attivato dall'organizzazione Dan Europe.

"La grotta - ha spiegato il subspeleologo - è molto profonda, 60 metri; non è molto lunga, circa 200 metri, ma è molto impegnativa. Ne abbiamo esplorato di più lunghe e più profonde, ogni grotta è un ambiente rischioso ma io definirei questa molto impegnativa".

Avendo verificato le caratteristiche della cavità sottomarina, ha proseguito Sami, "la priorità è stata la sicurezza di noi sub. Non volevamo che capitassero incidenti durante il recupero dei corpi".

Il team non si sbilancia su cosa è successo al gruppo di italiani che sono rimasti intrappolati in un anfratto del secondo ambiente della grotta. Probabilmente si sono persi non essendo riusciti ad imboccare il corridoio per tornare dalla seconda alla prima camera, quella aperta all'esterno. Ed hanno finito l'aria nelle bombole, da 12 litri, adatte ad immersioni ricreative. L'esperto finlandese ha quindi una raccomandazione da fare al governo maldiviano: "Deve prendere seriamente quello che è accaduto. Bisogna definire bene le immersioni ricreative e quelle tecniche e condividere le informazioni, che è il modo migliore per prevenire questi incidenti. Quindi bisogna mappare la grotta, dare le informazioni corrette e richiedere che l'immersione va fatta con l'equipaggiamento adeguato ed il giusto addestramento perché sia sicura"

Le vittime sono Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Federico Gualtieri, Muriel Oddenino e Gianluca Benedetti. Le salme dei quattro sub recuperati più recentemente rientreranno domani in Italia, mentre il corpo di Benedetti era già stato riportato a terra nei giorni scorsi.

Nel frattempo, le autorità hanno disposto il sequestro di computer e telefoni cellulari per ricostruire la dinamica dell’incidente.

 

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