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La escalation dei green pass

di Paolo Lingua

A partire dal 15 ottobre ci sarà una crescita esponenziale dell’obbligo dei green pass, sulla base della legge approvata proprio oggi, dopo gli annunci del governo. Era un punto  - di partenza e di arrivo - ormai deciso da tempo. E, diciamo pure la verità, era giusto così. Si andrà al lavoro, sia nel settore pubblico sia nel settore privato, con il green pass e così anche in molti altri punti di riferimento al chiuso. E solo con questo passaporto si potrà sperare, come ha adombrato lo stesso ministro Speranza, di aumentare il numero delle presenze nei teatri, nei cinema e negli stadi. Si gioca quindi su due corsie differenti verso un doppio obiettivo: con il green pass aumentano i vaccinati e al tempo stesso è possibile puntare su una ripresa non solo del lavoro ma anche della vita sociale e culturale. Restano ancora sospesi tutti i dubbi sulle discoteche  che, obiettivamente, implicano maggiori rischi di aggregazione. In questi ultimi giorni sitiamo assistendo, dai giovani e dagli studenti in particolare, sino a tutti i settori occupazionali, a una sorta di corsa verso il vaccino. Sono infatti un numero molto limitato coloro che sono disposti a perdere la retribuzione del posto di lavoro o a essere esclusi da ogni attività.

Sulla base delle ultime rilevazioni ufficiali sembra ormai che i “no vax” negli ambienti di lavoro e di studio si stiano riducendo attorno al 5% , una realtà attorno alla quale preme l’opinione pubblica, anche perché le argomentazioni negazioniste  sembrano sempre più irrazionali e immotivate, tanto è vero che le sospensioni dal lavoro senza stipendio si stanno infittendo e, salvo alcuni irrigiditi su posizioni  antiscientifiche, molti si stanno decidendo al vaccino per recuperare il green pass e avere quindi la massima libertà sia sul lavoro sia nei luoghi di evasione.  Ora si tratterà nel volgere del prossimo mese dei  mesi che si succederanno di capire quale sarà l’evoluzione della pandemia che sta, sia pure lentamente, calando ma non si sta est9inguendo, per il momento. Occorre capire – ed è l’incognita verso la quale il governo, lo stesso generale Figliuolo e i vertici della sanità  si stanno0 muovendo sia pure con cautela – quale sarà la prossima evoluzione della situazione sanitaria e se non si creeranno degli epicentri di infezione dalle scuole sino ai posti di lavoro o di divertimento. Il calo dei contagi e dei ricoverati dovrebbe accelerare la ripresa economica che tutti attendono perché, al di là di giudizi superficialmente ottimistici, dal settore industriale, ma in particolare sino a i settori dell’artigianato e del commercio (forse i più massacrati), i posti di lavoro so0no scesi e molte piccole imprese stanno pagando crisi, chiusure e fallimenti.  

Oltre alla corsa al completamento della vaccinazione, ora emerge la questione, tutt’altro che semplice perché molti aspetti scientifici sono ancora in discussione e controversi, del “terzo vaccino”. Decolla nei prossimi giorni quello per la fascia cosiddetta “più fragile”, alla quale dovrebbe seguire invece la parte dei cittadini coinvolti nel settore sanitario (medici, infermieri, assistenti ospedalieri), cioè coloro che saranno sempre a contatto con malati e comunque con soggetti colpiti dal Covid. Resta ancora in dubbio l’ipotesi di praticare la terza dosi alla popolazione cosiddetta “normale”, sia pure partendo dalle diverse fasce di età. Sarà un “seguito” dei vaccini oppure un trattamento che potrebbe poi essere annuale come per l’influenza? La questione è ancora oggetto di discussione in sede scientifica non solo italiana ma anche internazionale, tanto è vero che si è parlato di unire  le due vaccinazioni (covid e influenza) insieme. Ma tutto è ancora in dubbio e nell’incertezza. 

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