La confusione dei “no vax” in attesa delle scelte del Governo

di Paolo Lingua

La confusione dei “no vax” in attesa delle scelte del Governo

Sia in Italia, sia nel resto dell’Europa i movimenti di piazza identificabili come “no vax” presentano non poche incognite, anche identitarie, per non usare il termine “ideologiche” che sarebbe eccessivo.  La piazza raggruppa parte della popolazione non integrata nel sistema e nemica alla cieca delle istituzioni; ci sono certamente elementi di movimenti, anche semisegreti, di estrema destra, così come frange alternative di estrema sinistra. Per non parlare delle frange che credono a forme di medicina alternativa che negano le terapie di tutti mi tipi sino a causare decessi o gravi malattie. E’ un popolo confuso, in parte convinto quasi in buona fede delle proprie opinioni e, in parte invece, fatto di gruppuscoli politici alla ricerca di spazi e di identità. E può sembrare paradossale, se non fosse triste e preoccupante, che esponenti di movimenti nemici assoluti della democrazia liberale invochino invece un libertarismo anarcoide per non vaccinarsi.  

La cruda realtà è però tutti i giorni sotto i nostri occhi: è quella parte della popolazione che non è vaccinata che è il focolaio potenziale della nuova diffusione del virus considerato che la cosiddetta “variante Delta” è la più veloce a creare contagi. Ci sono poi comportamenti che rendono allibiti: i neonati colpiti da Covid ricoverati al Galini hanno in pratica tutti madri non vaccinate e ora contagiate. A questo punto, le argomentazioni dei “no vax” si fanno sempre meno consistenti, sempre che lo siano state, sul piano scientifico. Restano le strumentalizzazioni politiche nei confronti delle quali le indagini di forze pubbliche e della magistratura stanno allargando l’orizzonte. A questo punto, i governi, a cominciare da quello italiano, debbono per forza di cose stringere la morsa per ridurre al minimo i contagi e la diffusione del virus, sia per difendere la salute della popolazione, sia per accelerar ei tempi della ripresa economica e del ritorno alla normalità. Ci sono forti pressioni sia sul governo sia sulle regioni per non arrivare a blocchi eccessivi o a chiusure di bar, ristoranti discoteche, musei cinema e teatri. Si teme già per eventuali chiusure della stagione sciistica.

Preoccupano le decisioni prese dal governo austriaco.  Ma tutta l’Europa è in allarme. In Italia sembra farsi strada l’ipotesi di un “green pass” più restrittivo che blocchi nei locali chiusi gli accessi ai “no vax”, superando la disciplina dei temponi che, anche a detta dei vertici scientifici medici, danno un certezza limitata. Infatti, ormai si ritiene che occorrerebbe effettuali tutti i giorni per arrivare vicini alla sicurezza. La vera risorsa sono i vaccini e , in particolare in questi giorni, è determinante la spinta verso  la terza dose, accolta con convinzione da molte fasce di popolazione. La terza dose porterà a un nuovo “green pass” che dovrebbe avere la durata di nove mesi anziché di un anno, perché, per forza di cose, con il passare del tempo, la capacità difensiva dell’organismo si attenua. E’ perciò probabile che, nel corso della settimana, come del resto è già stato annunciato, il governo decida, in accordo con i vertici sanitari, di distinguere la cosiddetta permissività di accesso tra i vaccinati e i non, restringendo a questi ultimi gli accessi nei locali chiusi.

Non si dovrebbe arrivare, a differenza dell’Austria, all’obbligo vaccinale per tutta la popolazione – che pure da tempo esiste per certa forme di malattie – anche se è ormai stato chiarito che non esiste un divieto costituzionale in proposito perché comunque prevale, come principio generale, la difesa della salute della popolazione. C’è molta attenzione in questi giorni su alcuni comportamenti “no vax”. Ci sono “conversioni” che spingono verso i vaccini, anche perché molti temono di perdere il lavoro, oltre che lo stipendio. Non sarà una scelta morale o scientifica ma sarebbe già un bene. Il fine giustifica i mezzi.