La comunità ucraina: "Chi porta morte non è umano. Genovesi, fateci sentire la vostra solidarietà"
di Marco Innocenti
Il fondatore padre Vitaly Tarasenko: "In contatto con i parenti, che se lo aspettavano. Cerchiamo di confortare soprattutto le donne, che temono per i loro figli"
Vitaliy Tarasenko, fondatore e "anima" della comunità ucraina di Genova, esprime il dolore e la preoccupazione della sua gente per le drammatiche notizie in arrivo. "Chi porta la morte non è umano". una condanna senza appello per Putin. "Abbiamo seguito l'escalation di aggressività sui media, eravamo preoccupati. L'annuncio dell'attacco è stato comunque un colpo molto duro per noi". Il sacerdote si è messo in contatto con i parenti: "In un certo senso mio cognato mi ha rassicurato: siamo preparati - mi ha detto - sentiamo i missilli, sentiamo l'odore della guerra, ma sappiamo come difenderci e come reagire".
Padre Tarasenko è ovviamente in costante contatto con tutta la comunità ucraina ligure (circa 5000 persone), non soltanto con quella genovese (2000). "Sulle nostre chat le più preoccupate sono le donne, che pensano ai pericoli che corrono i loro figli, i loro mariti a casa. Cerchiamo di confortare tutti, c'è grande solidarietà".
E a questo proposito, Tarasenko fa un appello: "Chiediamo a tutti i cittadini di stringersi attorno a noi nella ferma condanna della guerra. Siamo tutti genovesi, no?"
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