L’incerto autunno tra contagi e green pass

di Paolo Lingua

L’incerto autunno tra contagi e green pass

Anche i vertici della sanità italiana - tra cattedratici, ricercatori e istituti di analisi -oscillano incerti sull’andamento della pandemia nel prossimo autunno. Ci saranno una terza o una quarta ondata oppure oi contagi andranno vi via scemando? Difficile avanzare pronostici anche se, in linea di massima, le infezioni sembrano aver percorsi più tranquilli: diminuiscono infatti i ricoveri (compresi quelli più gravi) e scemano nettamente i decessi.  C’è chi sostiene che la parte positiva del fenomeno èì dovuta all’intensificarsi dell4e vaccinazioni. Le statistiche informano che dei colpiti di e dei ricoverati di queste settimane più del 90% sono soggetti non vaccinati. Di qui la corsa, la propaganda e la gara di persuasione a vaccinarsi. Sulla base delle ultime valutazione sembra che circa 15 milioni di Italiani non sono vaccinati e, di fatto, sono contrari alla vaccinazione. Non è poco perché corrispondono a il 25% della popolazione, una percentuale troppo alta se so vuole raggiungere  la cosiddetta “immunità di gregge”, ovvero la condizione generale che costringa la pandemia nel contesto delle potenziali malattie infettive di bassa percentuale e con le quali siamo abituati a convivere come le diverse forma di influenza. La riduzione al minimo dei contagi è la condizione necessaria per una ripresa della vita normale e soprattutto per il rilancio dell’economia e, quindi, della qualità della vita. In questo contesto la propaganda per vaccinarsi ha avuto effetti positivi ma non ha ancora capovolto la situazione generale, anche perché si sta delineando una complessa problematica sulla situazione all’interni sia degli uffici statali, sia delle imprese con l’emergenza di momenti di aggregazione come , esempio che valer per tutti, l’assetto delle mense aziendali..  Lo stesso discorso, con le differenze del caso, riguarda la ripresa della vita scolastica “normale” e non più di didattica a distanza. Ci sono forti dubbi d’un possibile ritorno alla normalità didattica in tutte le regioni italiane. Vuoi per gli spazi, vuoi per mancanza di personale, vuoi (ma è il problema più grosso) per la q7uestione dei non vaccinati. Di qui la spinta per l’uso del green pass. Ora è emersa la problematica su come (e chi) controllare i documenti. I presidi hanno posto la questione al governo, dal momento che non possono essere materialmente loro ad effettuare materialmente i controlli, perché salterebbe il sistema scolastico. D’altro canto il green pass ha dimostrato d’essere un forte stimolo alla vaccinazione, per non parlare della sospensione dal servizio per chi rifiuta di vaccinarsi. Il green pass si sta dimostrando molto utile ed èì un margine di sicurezza, ma non funziona, sempre per via dei controlli, egualmente in tutti i contesti. Per esempio, né è stato deciso l’obbligo sugli aerei, sui treni a lunga percorrenza e, sempre per le lunghe percorrenze, anche per altri mezzi di trasporto. Ma non ne è facile l’impiego sui bus di linea in città, perché nessuna azienda dispone di personale sufficiente. E allora? Si parla già, a tutti i livelli, del governo, delle regioni e dei partiti della ipotesi di rendere obbligatoria la vaccinazione al fine di dare la spallata finale al Covid, anche perché non si può tergiversare ed esitare rinviando continuamente il ritorno alla normalità. E in effetti, al di là di coloro che possono essere potenzialmente a rischio per fragilità e problemi congeniti di salute (ma sono una percentuale minima della popolazione) la gran parte dei no vax non hanno alle spalle alcuna giustificazione se non visioni non scientifiche della medicina o bizzarrie politiche o ideologiche. L’ideale è  convincere tutti gli indecisi e i riluttanti anche per la loro sicurezza, visto che ormai sono la quasi totalità dei colpiti e dei ricoverati. La speranza è che alcuni partiti o movimenti non strumentalizzino la situazione da momento che stiamo per entrare in campagna elettorale.