L’autunno dei referendum e delle scelte strategiche

di Paolo Lingua

L’autunno dei referendum e delle scelte strategiche

Aumentano le firme sulle raccolte dei referendum. Ce ne sono due in arrivo che hanno largamente superato il mezzo milione di firme. Il primo riguarda, per spinta della Lega di Salvini, una riforma della giustizia e del sistema processuale che dovrebbe scavalcare alcuni aspetti della legge recentemente approvata dal Parlamento su proposta  dello stesso Governo. Il secondo0, dietro istanza soprattutto delle vecchie compagini radicali, che dovrebbe portare anche in Italia al cosiddetto “suicidio assistito” per casi di salute di grande gravità.  Accanto alla valutazione delle due istanze che dovrebbero nelle prossime settimane incrementare le firme, il governo Draghi, come ormai si discute da tempo, dovrebbe affrontare l’ipotesi di rendere obbligatorio il green pass , decisione che, di fatto, equivarrebbe a rendere obbligatorio il vaccino. Sono scelte incombenti che ricadranno in un momento politico delicato per il decollo d’una serie di appuntamenti elettorali che potrebbero portare a forti modificazioni degli attuali equilibri. In ottobre ci sarà la prima tranche, la meno numerosa, di elezioni amministrative. Ma sarà la prova iniziale delle forza delle coalizioni. Ma nel volgere di pochi mesi è prevista l’elezione del presidente della repubblica, una questione delicatissima e della massima importanza strategica sulla quale, al di là di discussioni astratte, non è emerso alcun elemento concreto. Subito dopo, nella primavera del 2022, è prevista un’altra raffica di elezioni amministrative di notevole importanza, considerate le città in gioco.  Ma il governo Draghi che farà? Resterà in funzione per operare tutte le scelte più delicate oppure si scioglierà se Draghi dovesse essere eletto al Quirinale?  Ma, facendo un passo indietro, come si muoverà il governo e il premier in particolare di fronte ai due referendum che non potranno essere rinviati più del tanto se la Corte Costituzionale  ne riconoscerà la fondatezza? Sul primo, anche se spinto dalla Lega ma assai ben visto da larga parte dell’opinione pubblica (tutto il centrodestra e larghi spazi delle aree moderate e, sotto sotto, non malvisto neppure dal Pd), giocando su un silenzio diplomatico non dovrebbero esserci obiezioni di massima. Sul secondo, quello della morte “accompagnata”, c’è una vasta neutralità ma sta emergendo il dissenso della Chiesa e a questo punto non è facile pensare che Draghi vada allo scontro con il Vaticano per una serie infinita di motivazioni. Per quel che riguarda l’obbligo del green pass (che di fatto come si accennava prima è, di fatto, un obbligo indiretto a vaccinarsi) il Governo è fortemente spinto e, ancora in questa ultime ore, sono stati numerosi i vertici scientifici e ospedalieri e istituzionali della sanità che si sono dichiarati d’accordo. A eccezione di alcune regioni (Sicilia, Sardegna, Calabria e Molise) la situazione della diffusione della pandemia non è drammatica ed è, tutto sommato, sotto controllo. Ma sono ormai evidente alcune sacche di resistenza al vaccino, a volte ideologiche a volte pretestuose o comunque condizionate da assurde informazioni pseudoscientifiche. La sacca dei no vax è una minoranza, ma è una minoranza non trascurabile della popolazione. In particolare  per le fasce d’età tra i 50 e i 70 anni, che è un segmento dei cittadini più fragile ed esposto a forti rischi, i non vaccinati rappresentano una percentuale assai alta. E che coinvolge molti settori – come si è visto – che sono interessati al mondo del lavoro, dalle fabbriche alla scuola per non parlare del servizio sanitario. Il problema, se si vuole uscire dalla stretta del Covid, va affrontato in qualche maniera e l’obbligo del green pass  sembra il passaggio più ovvio, anche perché la minaccia di trasferimento e di sospensione dal servizio sta inducendo gli incerti e oi dubbiosi a vaccinarsi. Ma occorrono tempi veloci e certi. Ecco perché molte scelte debbono essere compiute entro l’autunno. Dopo sarebbe troppo tardi.