L’acciaio italiano torna pubblico

di Paolo Lingua

L’acciaio italiano torna pubblico

Il salto di qualità, dopo mesi di esitazione, è stato deciso. Invitalia con un versamento di 400 milioni entrerà nella ex Ilva e si collocherà al 38%  del pacchetto azionario ma che equivarrà al 50% mettendosi alla pari con Arcelor Mittal, Per il prossimo anno è previsto un intervento di altri 680 milioni e Invitalia controllerà il 60% dell’azienda, mentre Arcelor Mittal scenderà al 40%. L’azienda cambierà ancora nome e diventerà Acciaierie d’Italia, con i suoi stabilimenti a Taranto, Genova e Novi Ligure. Ma soprattutto si tornerà, come ai tempi dell’Iri e della Finsider, a un controllo pubblico del settore. Si è chiusa così, nel volgere di pochi anni, la leadership di Arcelor Mittal, la cu9i pol9itica e le cui strategie restano, per molti aspetti, incomprensibili e contraddittorie. Una pagina di storia economica ancora tutta da scrivere.  Ma non è del tutto chiara anche la linea del governo (o meglio di governi di diverso colore) che, di fatto, ha venduto e ricomprato. Restano in attesa di chiarimenti i sindacati di categoria che in questi anni, a tutti i livelli,  hanno difeso soprattutto i livelli occupazionali. E, infine, si dovrà chiarire cosa si dovrà fare, anche per l’ombra lunga della magistratura, per mettere a punta la situazione ambientale di Taranto, dove i vecchi impianti hanno creato un fortissimo inquinamento con la diffusione di malattie oncologiche. La spesa che dovrebbe riguardare il settore della produzione cosiddetta “a caldo” potrebbe essere ingente. E, forse, questa potrebbe essere stata una delle possibili cause del ritorno di un colosso internazionale di livello mondiale come Arcelor Mittal, nel volgere di pochi anni. Troppo ingente l’impegno finanziario?

L’impressione sulla situazione in generale a margine di questa complessa vicenda è che, a livello politico, si è preferito intervenire prima che implodesse un durissimo scontro tra i sindacati e Arcelor Mittal. Per forza di cose sarà urgente intervenire sulla delicata situazione ambientale di Taranto e operare per evitare pesanti tagli sull’occupazione, evitando, al tempo stesso, un’azione dura della magistratura. La lunga storia della siderurgia ha subito alti e bassi nel volgere di mezzo secolo. Quando la antica Ilva è stata rilanciata con la grande operazione nel ponente di Genova all’inizio degli anni Cinquanta con il decollo dell’Italsider (che solo a Genova, dove era allora collocata la direzione nazionale, aveva oltre 1$ mila dipendenti), la siderurgia era uno strumento determinante per il boom economico nel momento della crescita di settori come l’automobile e tutti gli strumenti che cambiavano la vita familiare (radio, televisioni, frigoriferi, cucina, lavatrici e lavapiatti). Poi il sistema si era raffreddato per forza di cose e si era passati dal settore pubblico a quello privato. Per poi tornare, in questi giorni, al pubblico ancora una volta. Sempre in attesa della risposta dei mercati alla ripresa della pandemia.