In politica è finita la cultura della mediazione

di Paolo Lingua

In politica è finita la cultura della mediazione

Forse è facile ricordare la disinvolta abilità e, per certi aspetti, la rapida spregiudicatezza dei politici della cosiddetta Prima Repubblica. Si tratta di capacità di manovra che oggi nessun partito o schieramento è più capace di usare anche a fini utili e concreti. Un discorso che vale sia per l’area di centrodestra, sia per quella di centrosinistra. La riflessione nasce dopo il naufragio della “legge Zan” sull’omofobia, una normativa che sarebbe stata importante per mettere a fuco comportamenti di rispetto e di accettazione delle diversità sessuali e di genere, oltre che per emarginare comportamenti intolleranti e razzisti. Il centrodestra, con l’aiuto (probabilmente più che previsto) di cosiddetti “franchi tiratori” ha fatto saltare tutta la normativa, rimandando tutto, che vada bene, di sei mesi, o anche più, considerato che andremo al semestre bianco dell’elezione della presidenza della Repubblica.  

Il centrodestra canta vittoria e Salvini fa capire di avere avuto contatti diretti con il Vaticano (poco favorevole all’impianto legislativo in generale); Renzi scivola dalle accusa di “franco tiratore” ma critica la linea degli altri partiti di sinistra. Pd, estrema sinistra  si chiudono in una reazione stizzita e sterile. Che morale si può tirare da una vicenda dove, alla fin dei conti, nessuno ha fatto una gran bella figura?  Torniamo, a questo punto, alla defunta Prima Repubblica. Primo: al centrosinistra importava far passare la norma e il centrodestra strizzava l’occhio al potenziale elettore conservatore e tradizionalista e magari cattolico-conservatore. Occorreva trovare, anche per linee riservate e con trattative caute e silenziose, un accordo onorevole per entrambe le parti. Quale era? Smorzare gli eccessi e tagliare la parte delle lezioni informative sulla sessualità nelle classi inferiori, lasciando la illustrazione sociale della situazione solo per la scuola media superiore. A questo punto il centrodestra non avrebbe più avuto argomentazioni per opporsi e i potenziali franchi tiratori (magari con altro fine politico, quale quello  di lavorare per possibili alleanza alternative)  si sarebbero dovuti fermale.

Alla fine la legge sarebbe passata e nessuno avrebbe rimediato brutte figure. Il compromesso e la mediazione non sono comportamenti vergognosi, ma fanno parte della politica in tutti i tempi. E l’irrigidimento anche sulle virgole non ha contenuti morali. Anzi peggiora quasi sempre le situazioni. Basterebbe pensare alla nostra Costituzione che fu il frutto di un complesso lavoro al quale presero parte partiti e leader che, sul pino ideologico, erano assai più lontani di quanto non lo siano le situazioni di oggi. Qualche commentatore ha insinuato che dietro alla vicenda del voto in Senato sulla legge Zan, ci siano complesse trame per l’elezione del futuro Presidente della Repubblica. In realtà, a voler sottoporre l’attuale situazione, a una analisi “chimica” la situazione appare povera e confusa.  Se non sarà eletto (ma ormai quasi tutte le forze vorrebbero che restasse alla presidenza del consiglio ancora per un anno e mezzo, al minimo) Mario Draghi, che sulla carta avrebbe dalla sua il 90% dei voti, per il momento siamo di fronte al vuoto assoluto.

Uno scontro di schieramenti per vincere con un margine di pochi voti provocherebbe solo danni e conseguenze pesanti con un anticipo delle lezioni politiche a scontro frontale. D’altro canto le allusioni sinora avanzate non hanno fondamento, da Berlusconi a Casini, tutti candidati quasi impossibili da eleggere. Ma anche nell’area di sinistra ci sono contrasti di fondo tra Pd e M5s : quest’ultimo partito sogna, anche a livello di sindaci, misteriosi candidati “estranei” alla politica di cui è difficile trovare l’identità. Anche questo è un principio astratto e senza fondamento concreto o logico.  Navighiamo purtroppo in acque torbide, senza una vera rotta.