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Il nuovo panorama della Valpolcevera

di Paolo Lingua

In questi giorni tutti i media hanno illustrato la nuova campata da 100 metri issata con martinetti idraulici tra le pile 9 e 10 del nuovo ponte della Valpolcevera, in veloce ricostruzione. A Giorni arriverà una nuova campata tra le pile 16 e 17. I lavori procedono abbastanza spediti, sorretti dall’ottimismo “tifoso” del sindaco-commissario Marco Bucci. Ma c’è un aspetto, al di là di tutte le questioni tecniche che coinvolgono la complessa ricostruzione, che forse merita una riflessione. Ovvero il nuovo “colpo d’occhio” che presenta il panorama della vallata. Emerge contro il cielo la nuova linea ideale: una nave affilata che naviga tra la terra e l’aria e che ha, invece, il mare alle sue spalle.

Ma questi tre elementi essenziali – terra, mare, aria – si fondono nella cultura e nella tradizione d’una città e di un territorio dove tutto s’intreccia da sempre in un gioco logico e funzionale. Il traffico via mare la fa da sempre da padrone, ma solo via terra (e oggi anche via aerea) è possibile  smistare merci, passeggeri e turisti. In questo ha svolto un ruolo semplice ed essenziale, ma geniale al tempo stesso, la matita di Renzo Piano. Ma c’è di più: oggi il panorama verso la conclusione della Valpolcevera s’è come liberato. C’è più cielo e soprattutto c’è più mare. C’è più “blu”, c’è più spazio, c’è un senso di “volo” che prima non esisteva. Per molti aspetti, e non solo per il tragico crollo con troppi morti innocenti, il vecchio ponte Morandi era una struttura pesante che quasi sembrava soffocare e opprimere le case. La sua mole di cemento e calcestruzzo chiudeva il cielo ed era un sipario corrucciato che nascondeva anche la visione del mare dove si stendeva la foce del Polcevera.

Oggi, al di là degli aspetti psicologici suscitati dall’assurdo e inaccettabile crollo, rappresentava una struttura pesante, forse d’avanguardia mezzo secolo fa, ma oggi inaccettabile anche dal punto di vista estetico. Adesso osserviamo una linea essenziale d’acciaio che non turba e si fonde con la natura e il paesaggio. Ora, con un pizzico di ottimismo, seguiamo i lavori che proseguono spediti, un piccolo miracolo in un’Italia dove i ritardi e le dilazioni hanno sempre caratterizzato i progetti importanti e le opere strategiche. Possiamo pensare che per l’estate il nuovo ponte sarà transitabile e restituirà a tutti la funzionalità d’un nodo di autostrada di importanza strategica, vale a dire la riprese di una “normalità” spezzata da un “vulnus” che non sarà facile rimarginare, anche perché in questo periodo sono emersi molti punti deboli delle comunicazioni del territorio.

Ma ora c’è da augurarsi che con la convinzione condivisa da tutti d’una nuova filosofia manutentiva, la “rete” che accerchia Genova e gli altri porti liguri sarà davvero efficiente e rappresenterà un modello per tutti. Un episodio come il Ponte Morandi non è più accettabile. Si concreta una funzione storica della Valpolcevera dove, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, è decollata l’economia della futura Italia unita.  Toccherà idealmente al nuovo ponte-vascello percorrere nuove rotte più ricche e portatrici di benessere. Ma non sono concessi più errori. Nel frattempo seguiamo con emozione gli impalcati issati sulle pile e il ponte che prende sempre più forma e si fonde con il paesaggio.

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