Il fine settimana d’una politica inquieta

di Paolo Lingua

Il fine settimana d’una politica inquieta

Per questo fine settimana, alla vigilia dei ballottaggi comunali (tra i quali spicca soprattutto Roma), si prevedono momenti di agitazione e di  inquietudine. La situazione generale non è tranquilla e non basta la logica e razionale fermezza del premier Mario Draghi e dei suoi collaboratori – ministri e tecnici – più fedeli e affidabili. La manifestazione della scorsa settimana, con le punte macroscopiche a Roma e anche a Milano, con un confuso popolo “no vax” e “no green pass” dove sono emersi i capi dell’estrema destra neofascista, ma anche frange del mondo anarchico e alternativo di sinistra, ha lasciato segni pesanti. E’ un contesto nel quale il Pd e gli alleati di centrosinistra hanno maggiore facilità a chiedere di mettere fuorilegge, con riaggancio alla Costituzione, i partiti neofascisti, i cui leader sono attualmente in stato di arresto. In questa chiave sosterranno, con un largo margine di consenso da parte dell’opinione pubblica (anche moderata e centrista), la manifestazione annunciata per sabato prossimo a Roma e che dovrebbe essere poi la risposta pacifica e democratica agli eccessi inaccettabili della scorsa settimana. Ma il governo e i suoi stretti sostenitori (da Letta a Conte e sino a Renzi, ma anche  la Bonino e Speranza) hanno contestualmente da affrontare il decollo dell’obbligo del “green  pass” per accedere al lavoro, pubblico e privato, con problematiche complesse, perché chi non dispone del documento deve sottoporsi al controllo del tampone, teoricamente a proprie spese e soli in non troppi casi a spese del datore di lavoro. Una situazione complessa si sta presentando per gli accessi ai porti, per i trasportatori e per i lavoratori portuali. C’è una concreta minaccia di blocchi e di scioperi, non solo per la polemica di chi non si è voluto vaccinare ma anche per i casi dei lavoratori che hanno avuto vaccini non accettati dalla nostra sanità (come quelli russi). Il governo tira dritto perché punta sul “green pass” per far aumentare il popolo dei vaccinati (molti si piegano e si piegheranno per non essere sospesi dalla retribuzione). E la vaccinazione, non è banale ribadirlo, si è dimostrata lo strumento più efficace per stringere metaforicamente all’angolo la pandemia e, continuando a insistere (anche con la terza dose) si avranno risultati sempre migliori e si potrà davvero tornare alla normalità.  Ma, come si è accennato prima, l’agitazione delle acque politiche aumenta, proprio nella prospettiva della normalità pre-covid, perché molte forze sognano uno scontro elettorale tradizionale, magari eleggendo Mario Draghi alla presidenza della  Repubblica. E’ il caso del centrodestra, dove, anche sulla questione della manifestazione della scorsa settimana, condizionata dai neofascisti, hanno assunto una posizione più sfumata, pur chiudendo, al proprio interno (in particolare Fratelli d’Italia e la Lega), ogni collusione con forze neofasciste, sulla cui dichiarazione di illegittimità costituzionale  e possibile scioglimento non sono però d’accordo. E’ ovvio che i partiti della destra più marcata – non è il caso di Forza Italia sempre più spostata al centro – sono spinti a raccogliere eventuali suffragi di una sia pure piccola parte dell’opinione pubblica estremista e “no vax”, ma al di là di scelte tattiche anche prevedibili, la situazione generale resta complicata, perché tutti hanno paura di manifestare o eccessiva tolleranza o eccessiva severità. Gli appuntamenti con le scelte strategiche non finiscono quindi questa settimana , ma sono destinati a proseguire anche con continui aggiustamenti che si mescoleranno sull’esito dei ballottaggi, sulle scelte per le prossime elezioni di primavera e con tutti gli interrogativi che nasceranno su come agire per l’elezione del Capo dello Stato. Il ritorno alla normalità delle vita e la ripresa dell’economia non navigheranno in acque politiche tranquille.