Il fiacco vertice del centrodestra

di Paolo Lingua

Il fiacco vertice del centrodestra

Forse ci si aspettava qualche cosa di più dalla riunione nella villa di Berlusconi a Roma con il vertice, dopo le non brillanti elezioni, dei leaders del centrodestra. La sensazione che si coglie – ma ci vorrà del tempo per apire tutti gli aspetti meno chiari – è che, pur volendo rimanere uniti, i leaders dei tra maggiori partiti per il momento puntano a mantenere le loro posizioni iniziali. Forza Italia punta a mantenere una linea sostanzialmente centrista  con vaghe allusioni cattolico-liberali. E’ la linea che ha rilanciato lo stesso Berlusconi, proprio mentre nel suo partito emergono posizioni nettamente filogovernative da parte dei ministri (in particolare la Gelmini) e poco inclini a linee più demagogiche quali quelle assunte da Salvini alla vigilia del voto.  Il leader della Lega è quello che, in questo momento, attraversa le maggiori difficoltà per aver aperto, sia pure in maniera poco chiara, spazi politici ai “no vax” che invece emergono sempre di più come parte perdente, in via di abbandono sia da parte delle destra sia da parte di alcuni piccoli segmenti della sinistra. Questa situazione non rende semplici le future strategie, come del resto si è già avuto modo di dire, per quel che riguarda l’elezione del futuro Capo dello Stato. Il centrodestra punterebbe all’ elezione di Mario Draghi (l’elezione di Berlusconi è un semplice bluff, considerato che l’ex cavaliere per l’età, per lo stato di salute e per i processi  ancora in corso, non ha alcuna possibilità di essere eletto, perché dal centro a tutta la sinistra non voterebbe nessuno). Il centrodestra spera di mantenere un margine di maggioranza tale da consentirgli una vittoria di misura alle politiche. Ma il centro e tutte le sinistra, da come si è capito, puntano invece a mantenere Draghi alla presidenza del consiglio sino al 2023 e, se possibile, ancora oltre quella data. Il Pd in particolare conta sull’erosione del voto a destra e allo scioglimento di fatto del M5s, assorbendo un voto sia di sinistra, sia di centro. Siamo, in parole povere, vedendo la questione da tutti i punti di vista, alle prese con passaggi difficile che non è detto siano recepiti dall’opinione pubblica che è ormai estremamente volubile. Si procederà quindi passo per passo nelle prossime settimane per cercare di intuire le potenziali strategie vincenti, mentre emergono le distanze tra i partiti che sostengono il governo, in particolare, da una parte, la Lega e , dall’altra, l’area del centrosinistra. Ma la Lega cercherà di difendere  la vecchia legge pensionistica contro le proposte di modificazione. Al tempo stesso il M5s cerca di frenare il ridimensionamento della legge sul reddito di cittadinanza, anche se, ogni giorno, emergono in proposito reati ed eccessi, in particolare nel Mezzogiorno e nelle aree geografiche dove dominano le mafie.  Non appare semplice l’aggiustamento delle normative che devono rimettere il sesto anche il nostro sistema fiscale. Il tutto al fine d’una ripresa dell’economia, mentre la pandemia lentamente decresce. E’ comunque ovvio che lo stesso schieramento di centrodestra (non tanto Berlusconi, quanto semmai Lega e FdI) sta lasciando la moderate coperture nei confronti dei “no vax” che sono confinati su posizioni di minoranza e sempre meno popolari. Anche il tentativo di bloccare i porti è miseramente fallito, perché sbagliato, antipopolare e antieconomico.  Soltanto dopo la soluzione dell’elezione del Capo dello Stato riprenderanno le polemiche striscianti per le elezioni amministrative di primavera, sempre che non ci siano le politiche. Nel territorio della nostra Liguria non mancano le picche e ripicche in particolare nel centrodestra, ma anche nel centrosinistra i rapporti tra Pd e M5s non sono chiari. Ma c’è tutto il tempo per ragionarci ancora sopra, al di là degli imprevedibili umori degli elettori.