Il buon senso ci salverà

di Paolo Lingua

Il buon senso ci salverà

Le norme anti-covid messe a punto dal governo Draghi sono, a essere onesti e razionali, tutte ispirate al buon senso e a una logica di fondo che punta a consentire recuperi di spazi liberi, ma al tempo stesso di tenere sotto controllo gli eccessi. In particolare c’è una filosofia di fondo che merita una ulteriore riflessione positiva: ovvero il margine di sicurezza che difende coloro i quali hanno avuto il buon senso e la preveggenza di vaccinarsi. Al di là della propaganda e della retorica è il vaccino la chiave di volta che consentirà il ridimensionamento delle infezioni, bloccandole a tutti i livelli, come del resto si può capire. Ancora poche ore fa, a livello mediatico, si è saputo e si è capito che , ancor oggi, il 90% e anche più dei nuovi casi riguarda i non vaccinati, di tutte le fasce di età. Adesso c’è una istanza che va al più presto soddisfatta. In primo luogo occorre dare la caccia a tutti i cittadini dai 60 anni in su che non si sono – voluti o potuti – sottoporre al vaccino, compresi i molto anziani che non si possono muovere da casa. In secondo luogo è urgente che studenti, docenti e personale addetto alla scuola  vengano vaccinati per consentire in settembre di superare  la frequenza da casa, un grave danno psicologico e culturale alla didattica. In questo contesto l’impiego del “green pass” è utile, necessario e insostituibile. Anche perché, se si è in regola con le vaccinazioni, è facile da ottenere e consente di accedere con la massima tranquillità ai locali chiusi dove c’è rischio reale di assembramento. Fin troppo ovvio per cinema, teatri e stadi.

C’è una certa irritazione da parte dei titolari di ristoranti, ma, a pensarci al di fuori delle polemiche, non ci sono seri motivi di allarme. All’esterno si può accedere senza vincoli. Per l’interno occorre riflettere che è giusto difendere i vaccinati che non debbono trovarsi a contatto con clienti che non si sono sottoposti al vaccino. Sarà, come ha fatto capire il premier Draghi con la solita tranquilla secchezza espressiva, una spinta ulteriore a vaccinarsi nei confronti di chi esista o non è convinto dell’efficacia della terapia. In assoluto, secondo la legge, non si può imporre l’obbligo della vaccinazione, ma è più che logico pensare che gli ospedali, le Rsa e i centri di accoglienza terapeutica e ambulatoriale puntino ormai a sospendere il personale che recalcitra di fronte alla vaccinazione: un danno per se stessi e per gli altri.  Non ci sono motivazioni, né scuse per opporsi alla vaccinazione e, per la verità, le posizioni polemiche della Lega e di Fratelli d’Italia, in proposito, non sono convincenti e sembrano semmai protese a raccogliere il consenso di quella fascia di popolazione che vorrebbe a tutti i  costi una sorta di “liberi tutti”, forse pensando di raccogliere un po’ di suffragi in vista delle elezioni d’autunno.

Tra a favore delle posizioni del governo si sono schierati anche Forza Italia e Italia Viva e i partitini di centro, oltre che a tutto il centrosinistra. Lo stesso presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che pure in passato era sembrato incline a una maggiore permissività, s’è identificato con prudenza ed equilibrio sulle posizioni di Mario Draghi. Ma in effetti i punto più delicato – dato che discoteche al chiuso restano ferme -riguarda i ristoranti al chiuso, ma non è una proibizione bensì un via libera alla sicurezza della clientela vaccinata. Chi non si vaccina si autolimita da solo e condizione gli altri cittadini. La sua presunta libertà diventa un danno sociale. Sono i “no vax” che condizio0nano la libertà degli altri cittadini. Anche questa estate, con i mille problemi connessi alla pandemia che non si ferma, occorre sopportarla con tutte le sue contraddizioni puntando alla cosiddetta “immunità di gregge” da far decollare in autunno. Ci sono prezzi precisi da pagare, ma il “green pass” è il prezzo meno malto e meno faticoso da impiegare. Teniamo duro tutti insieme a viviamo con un forte senso di prudenza e di prevenzione. Solo così si può vincere il nemico più insisdioso.