Idee confuse per il Quirinale

di Paolo Lingua

Idee confuse per il Quirinale

Vale la pena di fare una premesse: nessun partito e nessuna coalizione ha le idee chiare per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica prevista per il prossimo febbraio. Ma occorre fare un ulteriore passo indietro. Con la sola eccezione di Fratelli d’Italia che è l’unico partito all’opposizione e che non ha nulla da perdere e semmai qualcosa da guadagnare, in buona sostanza il voto non è nell’interesse di nessuno. La Lega che solo pochi mesi fa era in vetta ai sondaggi, ora è in discesa e Salvini vuole uscire in testa alla coalizione di centrodestra. Ha quindi interesse a guadagnare tempo.

A maggior ragione Forza Italia in netto calo preferisce sostenere il governo di coalizione nella speranza che si rendano più robusti i partiti dell’area del centro, per adesso fragili e con il rischio, a lor9o volta, di non riuscire a portare eletti in Parlamento, considerato il taglio che è stato dato al numero dei senatori e dei deputati. Complicata la situazione di Renzi: l’ex leader parla , giudica, polemizza, allude alla creazione d’una coalizione di centro, ma i sondaggi sono molti bassi e il taglio dei deputati rischia di cancellarlo o quasi da un parlamento dove invece la sua truppa può essere determinante per legge o per il Campidoglio.

Lo stesso discorso vale per il M5s che viene tenuto unito quasi con la forza, anche se esistono correnti, tentativi di stacchi dissidenti, rivalità tra leader interni (basterebbe pensare solo a Conte e a Di Maio). Non solo: in caso di elezioni, i “grillini” perderebbero i tre quarti se non di più del loro peso in Parlamento.  Questo contesto complesso e confuso tiene fermo anche il Pd che pure appare in lieve crescita e spinto potenzialmente  in avanti. Ma il Pd di Letta sogna, dopo il superamento politico del governo Draghi, in una vittoria del centrosinistra che però deve puntare ad avere i numeri della maggioranza. Il Pd punta semmai al logoramento del centrodestra e dei “grillini” per arrivare a una prova elettorale sicura.

Oggi al Pd un “mezzo successo” non serve. Ecco perché Leta punterebbe a trovare un presidente della Repubblica “sicuro” e a mantenere Draghi ancora un anno e forse anche un poco di più a Palazzo Chigi. Il Pd in parole povere vorrebbe essere sicuro di vincere. Nel cortice confuso delle strategie e delle tattiche , girano, per adesso con poca consistenza, i nomi di possibili candidati. Il primo è quello di Silvio Berlusconi che appare più che altro come una sorta di provocazione e che non trova l’entusiasmo del centrodestra i cui leader sanno che le chances di elezione dell’ex Cavaliere sono molto basse. L’età assai più avanzata di quella di Mattarella, le non travolgenti condizioni di salute, i precedenti giudiziari e un’immagine per molti aspetti offuscata.

Lo stesso Berlusconi lo sa bene ma non gli dispiace comunque che il suo nome circoli, un po’ per congenita vanità personale e un po’ in chiave tattica per condizionare comunque una elezione alternativa. Alla stessa maniera sembrano assai fragili le candidature di vecchi esponenti del centrosinistra come Amato e Prodi, anche loro vicini ormai agli 85 anni. Vago il concetto , più teorico che pratico, di eleggere una donna, per la questione del genere. Ma non emergono nomi di spicco. Qualche interesse viene suscitato in questi giorni dall’ipotesi d’una elezione di Gentiloni, oggi in Europa ed ex presidente del consiglio che, recentemente, avrebbe fatto pace con Renzi. Ma il centrodestra voterebbe un sponente ufficiale del Pd?  

Sembra impossibile. Ma è indubbio che non esiste in Parlamento una maggioranza di area omogenea. Il presidente, salvo il caso di Draghi, dovrà trovare un compromesso tra destra e sinistra per far quadrare i numeri. Una matematica molto difficile.