Hormuz, economista Albisetti a Telenord: “Crisi peggiore di quella del 1973 se il blocco durerà altri tre mesi”

di Katia Gangale - Stefano Rissetto

“Inflazione e rincari colpiranno soprattutto il ceto medio”

Il blocco dello Stretto di Hormuz rischia di trasformarsi in una crisi economica globale con conseguenze pesanti per Europa e Asia. A lanciare l’allarme è il banchiere ed economista Roberto Albisetti, intervenuto in collegamento a 'Liguria Live' di Telenord per analizzare gli effetti delle tensioni nel Golfo Persico.

 

Secondo Albisetti, gli impatti visti finora sono soltanto “parziali” e potrebbero aggravarsi rapidamente: “Se la situazione di instabilità continuerà per altri tre mesi, questa crisi avrà effetti peggiori di quelli successivi alla guerra del Kippur del 1973”.

 

L’economista richiama il precedente storico dello shock petrolifero degli anni Settanta, quando “il prezzo del petrolio aumentò del 400%” e furono introdotte forti limitazioni ai consumi energetici. Oggi, avverte, il rischio principale riguarda “i risparmi della classe media”, perché “l’inflazione colpirà e i prezzi aumenteranno”.

 

Albisetti spiega anche la forte volatilità del petrolio registrata nelle ultime settimane: “Una notizia apparentemente ottimista attiva certi arbitraggi, una pessimista produce l’effetto opposto”. Tuttavia, precisa, le oscillazioni quotidiane non rappresentano il vero problema strutturale. Il nodo centrale resta il blocco delle rotte commerciali: “Se le petroliere non riprendono il loro cammino e non escono fertilizzanti e beni essenziali, i problemi aumenteranno”.

 

Nel suo intervento affronta anche il tema degli errori strategici internazionali. A suo giudizio, più che un fallimento dell’intelligence, il problema riguarda le decisioni politiche: “Bisogna capire se i governanti ascoltano davvero ciò che dicono i servizi segreti”.

 

Sulla guerra in Ucraina, Albisetti ritiene che Mosca abbia sottovalutato la reazione ucraina: “I russi hanno creduto che gli ucraini non sarebbero stati così avversi a un riavvicinamento con la Russia. Su questo si sono sbagliati”.

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