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A bloccare la Gronda ci si mette anche l'Europa

di Paolo Lingua

Ora ci si mette anche l’Ue a complicare le questioni di Genova e della Liguria. Come se non avessimo, purtroppo, in casa nostra la ferale tendenza a discutere tutto, punto per punto, al fine di rimandare alle Calende Greche ogni decisione concreta. Oggi alla Spezia, nel corso d’un convegno sulla logistica, Iveta Radicova, coordinatrice per l’Ue del Corridoio Mediterraneo, ha sostenuto – di fronte a politici e imprenditori – che la Gronda non è eco-sostenibile e che sarebbe meglio un raddoppio ferroviario. Non ha ottenuto, a quel che pare, un gran successo, ma è gettato un altro sasso sul percorso d’un progetto da decenni in sofferenza. E ha offerto un ulteriore argomento agli avversari della Gonda, ovvero il M5s e i “partitini” dell’estrema sinistra. Non solo: una sortita del genere aumenterà l’imbarazzo d’un Pd confuso che, pur sostenitore storico della Gonda, da un paio di settimane annaspa per trovare l’intesa con il nuovo alleato di Governo, adombrando progetti parziali o possibilmente modificati rispetto al modello iniziale.

E’ da sperare che l’intervento della signora Radicova, generico e poco ancorato alla realtà pratica dei progetti che si muovono in Liguria (ma pure giocato sul prestigio indiscusso d’una voce istituzionale europea), lasci il tempo che trovi. Ma è da supporre che chi volesse giocarsi la discussione e le scelte immediate potrebbe usarlo e strumentalizzarlo. Che cosa potrebbe significare? Probabilmente non una decisione immediata, ma certamente una argomentazione per rinviare ulteriormente ogni decisione. Infatti , da quando è stata data vita al Governo retto dall’alleanza tra Pd e M5s, la questione della Gronda è stata ripresa con complicati ragionamenti (anche arzigogolati, all’italiana) su eventuali modifiche del progetto iniziale o con la decisione di realizzare un primo parziale raddoppio dell’autostrada e con cambiamenti per la seconda parte. Tutti interventi che hanno l’obiettivo da una parte di tirare alle lunghe la decisione oppure di far apparire all’opinione pubbliche il frutto d’un faticoso compromesso. Né il Pd né i grillini ne escono bene. Se poi ora interviene il discorso che rispetto all’autostrada è meglio al ferrovia la questione sembra davvero perdersi in un cielo nebbioso. Ma la ferrovia cosa dovrebbe realizzare? Una alternativa all’autostrada? E dove dovrebbe essere collocata? E su quale percorso? Ma non ci sono già, ormai avanzati, i lavori del Terzo Valico?

Anche la filosofia di progetti eco-sostenibili resta campata in aria, anche perché in Liguria occorre individuare gli spazi e i percorsi, che per via dell’orografia del territorio, non sono così facili o agevoli. Ma a mettere a punto, sempre che sia possibile, questo ipotetico e ulteriore percorso ferroviario, quanto ci vorrà per mettere a punto il progetto, trovare i finanziamenti e lanciare i bandi? E quanto poi per realizzarlo? Un decennio? Forse anche più, visti i tempi della burocrazia. Al di là della logica di interventi del genere come quello di oggi, ciò che preoccupa maggiormente è il senso astratto dei progetti o delle ipotesi proposte a ruota libera, sia pure nel contesto si seri convegni alla presenza di soggetti politici, burocratici o imprenditoriali certamente  interessati e capaci. In Italia, in particolare, ci vuole poco per bloccare piani operativi e progetti. Siamo della logica dell’astratto, del “meglio” in assoluto, ovvero del peggior nemico del “bene”, come ammonisce un vecchio proverbio popolare.