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Gronda, arriva il via da Roma. Ma quando ci sarà il decollo concreto?

di Paolo Lingua

Il parlamento, certamente con una decisione positiva e apprezzabile, ha detto “si” alla Gronda autostradale di Genova, ma , ancora una volta, secondo un costume italico convalidato, i dettagli non sono comprensibili. Da parte del centrodestra, in particolare la Lega, è scattato un commento polemico, affermando che non si capisce bene come si articolerà, e come e quando, il progetto. Ottimismo in casa Pd e silenzio in casa del M5s. La vicenda è davvero tutta all’italiana. Cerchiamo di capire che cosa è accaduto.

Occorre mettere a punto che tra Pd e grillini c’è in corso a livello nazionale come accordo di governo e, in progress, in funzione d’una potenziale alleanza a livello di future elezioni regionali, un complesso gioco di accordi. Ci sono quelli “maxi”, come il taglio dei parlamentari realizzato ieri alla Camera, ma anche quelli di natura “localistica”, anche se di un certo respiro, come la “Gronda”. Per capire che cosa accadrà occorre un procedimento degno della cultura dei Re Magi o degli esperti di misteri occulti orientali. La Gronda, per sua sventura, è stata tenuta in sospeso per più d’un decennio, dalle amministrazioni di centrosinistra che era, di fatto, favorevoli, ma temevano l’opposizione di ecologisti, estrema sinistra e popolazioni locali coinvolte nelle espropriazioni. Poi, quando soprattutto il Pd ha pensato che ci fosse via libera, anche con il sostegno dei partiti di centrodestra, è emerso, con una netta opposizione, il M5s, in un primo momento sostenitore accanito della filosofia della “decrescita felice”. E così la stasi è continuata sino alla fine del Governo Gentiloni, quando il progetto e il finanziamento erano in pista di decollo.

Il governo Lega-M5s h imposto la stasi di un anno e mezzo con la Lega favorevole e i grillini contrari, in particolare in Liguria. Nelle ultime settimane pare che la Gronda sia stata recuperata dal Pd come opera decisiva. Il M5s in qualche  modo si è piegato, ma non ci capisce ancora, neppure dal voto parlamentare, che tipo di progetto sarà messo a punto, perché, nel corso degli anni, sono state avanzate le più svariate proposte con diverse modifiche di assetto e di percorso. Inutile addentrarsi nei particolari, perché , a quanto ci è dato di capire,  non sono ancora escluse modifiche e contromodifiche che fanno apparire la Gronda come una povera giacchetta tirata da tutte le parti per giustificare agli occhi dei propri elettorati i dettagli delle scelte di percorso. Preso per buono, finalmente, il principio generale del “si” alla Gronda, dopo aver piegato l’ostilità storica dei grillini e del loro leader genovese Beppe Grillo,  ora si tratterà di capire i tempi e le modalità e anche il progetto di finanziamento. Tra l’altro, al momento dei primi progetti, la costruzione toccava alla Società Autostrade per l’Italia che però oggi, dopo il crollo del ponte, è al centro di infinite polemiche, con raffiche di “si” e di “no” e con la magistratura che incombe.  Il problema reale non è tanto quel che concerne  le decisioni teoriche che poi si trasformano, per ora,  in spot per coinvolgere i consensi. E’ piuttosto capire come saranno predisposti i finanziamenti e chi opererà sulla base di precisi progetti. Il che, purtroppo, pone seri dubbi sui tempi. La Gronda, proposta decollata all’inizio degli anni Ottanta e che potrebbe essere già stata realizzata da un decennio, è determinante per alleggerire il traffico cittadino e industriale sul territorio e a rafforzare l’autostrada per entro la prossima estate dovrebbe già disporre del ponte ricostruito e funzionale. Ma dovremo rassegnarci e aspettare un decennio o poco meno. Questa è la velocità italiana e in particolare la velocità delle scelte in Liguria.

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