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Green pass: il passaporto per la ripresa

di Paolo Lingua

E’ irrazionale e autodistruttivo – per se stessi e per la collettività – opporsi al green pass e alla sua estensione in tutti i settori della società: equivale a un obbligo di fatto di vaccinazione? Certo: e questo è lo scopo della linea del governo e del saggio premier Draghi. Più si allarga il green pass, più crescono i vaccinati. E, al tempo stesso, diminuisce la diffusione della pandemia. Lo ha capito bene la vasta ala dei sostenitori e dei vertici della Lega (guidati dal ministro Giorgetti e dai presidenti della Lombardia, Fontana, e del Veneto, Zaia) che ha puntato a scavalcare le oscillazioni di Salvini e a schierarsi con la linea del Governo. Inutile dannoso cercare di inseguire Giorgia Meloni che, da solo all’opposizione, cerca di rastrellare i suffragi dei no vax e dei micro gruppuscoli  dell’estrema destra. L’esperienza della Le Pen dovrebbe insegnarlo: prendi voti ma poi non ce la fai a governare  perché si resta soli senza alleati.

Con il passare delle settimane e dei giorni, ormai la linea no vax, sincera o strumentale, non resta in piedi e non aggrega più le piazze, anche perché i cittadini vogliono tornare il più presto possibile alla normalità. E’ un concetto che è emerso in queste ore con l’inaugurazione della 61° edizione del Salone Nautico Internazionale.  Rispetto all’anno scorso, quando la situazione era assai più pesante, sia pure con l’impiego del green pass e delle mascherine, oltre che dei distanziamenti e dell’evitare assembramenti anche negli incontro e nelle manifestazioni, il Salone appare già in netta crescita ed è considerato, come ormai è stato scritto e sottolineato, uno strumento fondamentale della ripresa economica di Genova e della Liguria, per non parlare degli aspetti internazionali. Crescono i visitatori e Genova è invasa di presenze, anche solo di curiosi e di semplici turisti attratti dall’evento. Le stesse istituzioni contano proprio su fatto che il Salone, al di là delle sue specifiche peculiarità economiche e anche artistico-culturali, sarà una spinta ulteriore alla vaccinazione per tutte le fasce di età. Al di là d’una certa soddisfazione, sempre ripetuta e rilanciata, da parte delle istituzioni locali, sull’andamento della vaccinazione.

I dati statistici danno la Liguria in discesa per quel che riguarda le settimane precedenti quando erano emerse focolai in particolare nelle province di Savona e di Imperia. Si valuta la discesa attorno al !0%. La popolazione che ha completato il ciclo vaccinate è in pratica pari alla media italiana (68%). A questi vanno aggiunti ni casi di chi ha compiuto solo il primo ciclo vaccinale (una crescita di oltre il 5% mentre la media italiana è del 6%). Per quel che riguarda la popolazione over 50 anni è stato rilevato che in Liguria c’è il 13,8% che non ha ricevuto alcun vaccino (rispetto alla media italiana  che si assesta sull’ 11%).  Per la popolazione tra i 12 e i 19 anni in Liguria i non vaccinati sono ancora il 41,6% rispetto alla media italiana del 33,7%. Perché questo dato? Le spiegazioni sono diverse e incrociate tra di loro. In primo luogo c’è la questione dell’età media della popolazione, che in Liguria è la più alta d’Italia. E quindi sono fasce d’età dove maggiore è la diffidenza e ha quindi una maggiore resistenza a vaccinarsi.

Poi c’è un altro aspetto da non sottovalutare: c’è una popolazione dispera nei piccoli centri dell’entroterra e dell’Appennino. Aree  non sempre suffragata da servizi sanitari costanti e non facilmente raggiungibili e dove è difficile trovare un sistema di aggregazione per procedere a vaccinazioni di gruppo. E proprio per questa dispersione dell’abitato non è acile neppure fare informazione. In questo contesto si è mossa nei mesi scorsi con un’azione diffusa la Asl 4 diretta da Paolo Petralia (e che raccoglie il Levante della Provincia di Genova) , ma al di là delle scelte di prima linea occorrerà una strategia diffusa, cosiderato che la situazione della Liguria, anche per quel che riguarda i ricoveri è per ora ottimale.

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