Green Jobs, Italia protagonista del cambiamento con oltre 3 milioni di posti di lavoro attivi
di Simone Galdi
Nel rapporto di Legambiente "Bussola per la competitività" i numeri in dettaglio della situazione italiana verso un'economia green
Con quasi 3,2 milioni di posti di lavoro attivi nell'economia verde, l'Italia "è in prima fila nel percorso della transizione ecologica ma è fondamentale accelerare il passo, innovando produzioni e prodotti e decarbonizzando l'economia per moltiplicare l'occupazione e competere sui mercati internazionali". E' la ricetta di Legambiente ribadita in occasione della seconda edizione del forum 'L'Italia in cantiere' in cui presenta la "Bussola per la competitività" dell'economia italiana.
Gli ostacoli - Per un'Italia decarbonizzata e circolare, l'associazione ambientalista suggerisce di "rimuovere gli ostacoli non tecnologici. Non esiste competitività senza semplificazioni, autorizzazioni più veloci, controlli più adeguati e bollette svincolate dagli speculatori del gas". La grande spinta arriva soprattutto da due settori di punta: economia circolare ed energetico, incentrato sulle fonti pulite.
I numeri - Legambiente richiama i dati del rapporto GreenItaly 2024 di Fondazione Symbola, Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne, e ricorda che nel 2023 le figure professionali legate alla green economy rappresentavano il 13,4% degli occupati totali, pari a 3.163.400 unità. Inoltre, i nuovi contratti attivati nelle filiere dell'economia verde sono stati 1.918.610, pari al 34,8% del totale dei nuovi contratti in Italia attivati nel 2023.
Il dettaglio italiano - In Italia le Regioni che registrano l'incidenza più elevata di green jobs sul totale degli occupati sono la Lombardia e l'Emilia-Romagna, con il 15%, seguite da Umbria (14,7%), Piemonte (14,3%), Trentino-Alto Adige (14,3%). Nella parte centrale della classifica delle Regioni ci sono Lazio (13,7%), Toscana (13,6%), Veneto (13,6%), Friuli-Venezia Giulia (13,4%), Abruzzo (13,1%), Molise (12,6%), Marche (12,3%), Puglia (12%), Basilicata (11,7%), Liguria (11,6%), Valle d'Aosta (11,5%), Campania (11.5%) e Calabria (11,4%); chiudono la classifica Sicilia e Sardegna rispettivamente con il 10,5% e il 10%.
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