Genova tra le città più economiche d'Italia per bar e ristoranti. Cavo a Telenord: “Aziende hanno ridotto margini per mantenere prezzi accessibili”
di Luca Pandimiglio
Nel capoluogo ligure un caffè al banco costa mediamente 1,22 euro, leggermente meno rispetto a Milano (1,24 euro) e molto meno rispetto a Roma (1,35 euro)
A Genova il rito del caffè al bar, la pausa pranzo veloce o una serata in pizzeria continuano a pesare meno sul portafoglio rispetto a molte altre città italiane. È quanto emerge dal rapporto 2026 di Fipe Confcommercio, che ha messo a confronto i prezzi medi di colazioni, panini e pizze in circa sessanta città del Paese, fotografando una realtà ligure ancora relativamente conveniente nonostante rincari e aumento dei costi energetici.
Nel capoluogo ligure un caffè al banco costa mediamente 1,22 euro, leggermente meno rispetto a Milano (1,24 euro) e molto meno rispetto a Roma (1,35 euro). Ancora più contenuto il prezzo del cappuccino, che a Genova si attesta in media a 1,50 euro, tra i più bassi del Paese. Per un panino in pausa pranzo servono invece 4,19 euro, mentre una pizza margherita con bibita costa mediamente 10,67 euro, cifra inferiore rispetto a città come Milano o Firenze.
Numeri che, secondo Alessandro Cavo, presidente ligure di Fipe Confcommercio, confermano una storica tendenza della città. “Genova ha sempre avuto prezzi calmierati nella somministrazione – spiega Cavo – soprattutto per quanto riguarda il caffè. È una tradizione legata anche alla storia del porto e all’elevato consumo di caffetteria nelle zone portuali. Già anni fa, prima del Covid, vicino al Porto Antico si trovava il caffè a un euro e nel centro storico anche a 80 o 90 centesimi”.
Secondo Cavo, il dato più significativo emerso dallo studio riguarda però la capacità delle imprese di assorbire gli aumenti degli ultimi anni senza trasferirli completamente sui consumatori. “Gli aumenti ci sono stati, e anche molto forti, soprattutto sulle materie prime e sul caffè. Ma le aziende hanno scelto di ridurre la propria marginalità pur di mantenere prezzi accessibili e conservare una clientela ampia. A Genova si è sempre preferito lavorare sui numeri piuttosto che puntare a pochi clienti con prezzi più alti”.
Una scelta che però ha inevitabilmente ridotto la redditività delle attività, in un settore che continua a fare i conti con costi energetici elevati e rincari generalizzati. “Le nostre sono attività estremamente energivore – sottolinea Cavo – tra macchine del caffè, forni e cucine. In Italia il costo dell’energia resta molto più alto rispetto ad altri Paesi europei e fare impresa nella ristorazione è diventato sempre più difficile”.
Nonostante questo, Cavo guarda con moderato ottimismo ai prossimi mesi, auspicando un rallentamento dei rincari e un miglioramento della situazione geopolitica internazionale. “Mi auguro che non ci siano ulteriori aumenti. Le imprese hanno già assorbito molto e non credo abbiano ancora margini sufficienti per evitare futuri ritocchi ai prezzi”.
Tra le criticità evidenziate anche l’impatto dei numerosi cantieri cittadini sul commercio di prossimità. “C’è grande senso di responsabilità da parte degli imprenditori – dice Cavo – ma chiediamo maggiore comunicazione preventiva sui lavori. I cantieri dei quattro assi stanno creando disagi importanti tra chiusure e traffico, soprattutto per le attività che vivono di passaggio”.
Il rapporto evidenzia inoltre un cambiamento nelle abitudini di consumo, soprattutto tra i più giovani. “I giovani hanno completamente destrutturato il pasto – osserva Cavo – preferiscono street food, asporto e consumo veloce rispetto alla ristorazione servita. Il ristorante tradizionale resta legato soprattutto agli eventi o alle occasioni speciali”.
Sul fronte occupazionale, cresce invece la presenza femminile nel comparto, ormai vicina al 50% del totale degli addetti nei pubblici esercizi italiani. Resta però aperto il tema della difficoltà nel reperire personale qualificato. “Dopo il rinnovo del contratto nazionale il lavoro nella ristorazione può essere ben retribuito, ma resta fondamentale formare competenze adeguate”.
Infine, Cavo lancia un allarme sulla sostenibilità economica delle nuove attività. “In Italia, dopo quattro anni sopravvive solo il 50% delle nuove aziende della somministrazione. È un mestiere sempre più complesso e con margini ridotti. Per questo è fondamentale partire con un business plan solido e con le giuste competenze”.
Secondo il presidente ligure di Fipe Confcommercio, il turismo può rappresentare una leva decisiva per sostenere il settore, ma serve rendere Genova sempre più attrattiva. “La città ha perso molti giovani e questo incide sui consumi. Il turismo aiuta, ma oggi interessa soprattutto alcune zone del centro. C’è ancora molto lavoro da fare per portare benefici diffusi a tutta la città”.
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