Geopolitica, Mara Morini a Telenord: “La sfida globale si gioca su tecnologia e terre rare. L’Europa rischia di restare schiacciata”

di Katia Gangale - Stefano Rissetto

Nodo Taiwan: "Gran parte degli esperti è scettica sull’ipotesi di un’azione militare sul modello russo in Ucraina”

Le terre rare sono diventate uno degli elementi centrali degli equilibri geopolitici mondiali. A spiegarlo, intervenendo a “Liguria Live” su Telenord, è stata la professoressa Mara Morini, docente di Scienza della politica all’Università di Genova, che ha analizzato il peso strategico delle risorse tecnologiche, il ruolo della Cina e le fragilità dell’Europa nello scenario internazionale.

 

Secondo Morini, le terre rare e i semiconduttori rappresentano oggi molto più di semplici materie prime: “Sappiamo quanto le risorse economiche, energetiche e tecnologiche siano fondamentali soprattutto per superpotenze come Stati Uniti e Cina”. Dietro molti conflitti contemporanei, spiega la docente, non ci sono soltanto motivazioni territoriali o ideologiche, ma anche il controllo delle risorse strategiche necessarie per la tecnologia e l’industria del futuro.

 

Ampio spazio è stato dedicato alla questione Taiwan, definita da Morini un nodo cruciale nella competizione tra Pechino e Washington. “Per la Cina Taiwan ha un valore storico e strategico enorme”, osserva la professoressa, sottolineando come Pechino consideri l’isola parte integrante del proprio progetto geopolitico in vista del centenario della Repubblica Popolare Cinese nel 2050. Tuttavia, secondo Morini, la Cina potrebbe puntare più su pressioni politiche e dinamiche interne all’isola che su un intervento militare diretto: “Gran parte degli esperti è scettica sull’ipotesi di un’azione militare sul modello russo in Ucraina”.

 

Nel corso dell’intervista, Morini ha affrontato anche il tema dell’espansione cinese in Africa, definendola una forma di “neocolonialismo contemporaneo”. “La Cina è già presente da tempo in Africa con una visione strategica precisa: garantirsi accesso alle risorse energetiche e tecnologiche”, ha spiegato. L’obiettivo di Pechino, secondo l’analisi della docente, non sarebbe tanto sostituire gli Stati Uniti nella leadership politica mondiale, quanto superarli sul piano economico e tecnologico.

 

La professoressa ha poi evidenziato le difficoltà dell’Europa, stretta tra le grandi potenze globali e indebolita sotto il profilo industriale ed energetico. “Siamo in una fase molto delicata: l’Europa si trova circondata e sfidata su tutti i fronti geopolitici”, ha dichiarato, richiamando anche il tema della transizione ecologica e delle conseguenze economiche delle politiche europee sull’industria continentale.

 

Secondo Morini, le democrazie occidentali stanno vivendo una fase di particolare fragilità rispetto ai regimi autoritari: “I sistemi illiberali possono prendere decisioni immediate senza i tempi della democrazia”. Un vantaggio apparente, precisa però la docente, che nel lungo periodo potrebbe mostrare i propri limiti. “Le dittature possono sembrare efficienti in una fase storica, ma la storia insegna che spesso finiscono per schiantarsi”.

 

Infine, parlando della possibilità di recuperare terre rare attraverso il riciclo tecnologico, Morini ha ricordato come il problema non sia soltanto economico, ma anche tecnologico e politico: “Servono capacità industriali, strumenti adeguati e investimenti strategici. Non tutti i Paesi hanno oggi questa possibilità”.

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