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Genova deve trovare la rotta della rinascita economica

di Paolo Lingua

Genova deve ritrovare la rotta per una grande ripresa economica che condizioni il suo “status” per il prossimo mezzo secolo, come è già avvenuto all’epoca di Cavour e di Giolitti e come è avvenuto nel secondo dopoguerra, grazie all’azione combinata imprenditori-politica, mescolando l’energia dell’ Iri a quello della Confindustria, alla cui testa c’era un genovese, Angelo Costa. 

La città e il territorio hanno poi avuto una pesante battuta d’arresto tra la fine degli anni Settanta e la prima metà degli anni Novanta, abbandonando gli investimenti strategici per ripiegare su un’edilizia che oggi ormai appare carta straccia. Unica eccezione: il salvataggio, in corsa solitaria, del porto grazie alla sferzata di Roberto D’Alessandro, in parte conclusa da Rinaldo Magnani. Ma oggi, con la crisi delle infrastrutture,  con la chiusura di molte imprese pubbliche e private e con la tendenza di vendere le aziende migliori ai fondi internazionali, come ha ricordato con amarezza Augusto Cosulich, siamo a un passaggio assai rischioso.

Giusta e opportuna quindi l’iniziativa del sindaco Marco Bucci a dar vita, oggi a Palazzo Ducale, all’assemblea di imprenditori e manager “Stati generali dell’Economia 2019”, un appuntamento che ormai si ripete da tre anni. Il progetto è di esaminare, valutare, selezionare e poi valorizzare per ottenere la realizzazione i progetti più importanti e di trovare la loro collocazione, sostenendoli a tutti i livelli, mescolando, come è logico e giusto che avvenga, il pubblico al privato.  Oggi si sono alternati al tavolo del Salone del Maggior Consiglio  i vertici dell’IIT e poi manager e imprenditori hanno parlato dell’importanza dell’evoluzione tecnologica e digitale e si è entrati nei temi cari al mondo dello shipping con passaggi dalla Fincantieri alla Spediporto, dalle riparazioni navali sino all’Università.

Alcuni grandi progetti come il nuovo Parco del Polcevera, la progettazione di megayacht, il “ribaltamento a mare” della Fincantieri sono tornati sotto i riflettori, ma si è ricordato anche il ruolo futuro del porto di Vado con il suo prossimo decollo  e il ruolo determinante di spinta delle banche locali come è avvenuto nel passato non poi troppo remoto. Il tema clou è di mettere a punto i progetti di realizzazione immediata e di collegarli in una filiera virtuosa allo sforzo che nei prossimi mesi si dovrà fare per rimettere a pieno regime, al di fuori di ogni rischio, i passaggi autostradale oggi compromessi della A6, della A26 della linea Genova-La Spezia e del riassetto della tenace e sempre resistente “Camionale”, che però non può essere messa sotto sforzo all’infinito. Per non parlare della ricostruzione dell’ex ponte Morandi.

Se queste infrastrutture tra la primavera e l’estate del 2020 saranno in piena funzione, tutti i progetti in corso troveranno una città con un porto – azienda principale trainante con oltre 50 mila addetti tra diretti e indiretti -  in crescita tumultuosa e si troveranno assai più facilmente le risorse per investimenti legati a un mondo economico legato all’innovazione e alle tecnologie più avanzate. Si spera che nel frattempo sia possibile dare vita ai lavori per la Gronda, un collegamento di prezioso servizio per il traffico urbano. All’inizio degli anni Venti dovrebbe essere completato il Terzo Valico, struttura ferroviaria detta di “alta capacità” per il collegamento passeggeri e merci con Milano e con il Nord Europa. Non si tratta di sogni o di slogan buttati a vuoto (il recente passato ne è pieno, purtroppo), ma i piani concreti che hanno però bisogno d’una spinta da parte delle istituzioni governative.

Oggi, considerate le difficoltà politiche in cui si dibatte il governo e i partiti che lo sostengono tra mille contraddizioni, l’Italia (e non Genova vista da sola) non hanno bisogno di progetti generici e di enunciazioni astrette, ma di una reale ripresa economica. Quella che segna la differenza. Dal convegno di oggi debbono arrivare, in tempi stretti, delle risposte.

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