Genova, clochard polacco muore sotto i portici di via XII ottobre
di c.b.
1 min, 55 sec
Un clochard polacco di circa 65 anni è morto sotto i portici di via XII ottobre, in centro a Genova.
Lo hanno trovato i volontari che di sera portano pasti caldi ai senza fissa dimora.
"La notizia della morte di una persona senza dimora, in strada, ieri sera a Genova ci addolora molto e, al contempo, ci fa interrogare su cosa e come fare di più e meglio". Così, in una nota, la sindaca di Genova, Silvia Salis, e l’assessora al Welfare, Cristina Lodi.
"Gregory era una persona seguita dall’educativa territoriale e dai volontari - aggiunge l’assessora Lodi - lo avevamo incontrato con la sindaca anche nel corso dell’ultimo censimento dei senza dimora. Purtroppo, era malato da tempo ma, al di là di qualche ricovero in ospedale, aveva sempre rifiutato altre sistemazioni".
L’assessora ricorda che «il confronto con l’educativa di strada e con i volontari è sempre aperto attraverso una cabina di regia. Anche in queste ore siamo in stretto contatto per affrontare il dolore di una perdita e la necessità di non lasciare mai nulla di non approfondito. Al momento, non abbiamo problemi di numero di posti di accoglienza, che sono significativi, ancora liberi e continuano a essere proposti alle persone che finora preferiscono rimanere in strada. Gregory nelle ultime settimane era stato seguito dagli operatori dell’educativa di strada, ma aveva rifiutato l'accoglienza e gli sono stati forniti beni di prima necessità. Ma, rimarca Lodi, «le persone che vivono in strada esprimono sempre più problemi complessi anche dal punto di vista sanitario. Dobbiamo, da un lato, lavorare e insistere ancora di più per guadagnare fiducia affinché le persone accettino di farsi accogliere e, dall’altro, fare in modo che ci sia una maggiore presa in carico sanitaria ospedaliera e ambulatoriale».
«Oggi - conclude Lodi - avremo un primo confronto nazionale sul Censimento avviato anche a Genova, per la prima volta in collaborazione con Istat, sui senza dimora: conoscere con puntualità i numeri e soprattutto le situazioni di disagio è un primo passo importante per una presa in carico efficace delle persone senza dimora, che necessitano di un approccio multidisciplinare»
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