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Genoa: punte, mezze punte, puntine da disegno...

di Gessi Adamoli

Punte, mezze punte, puntine da disegno: il copyright, a sottolineare l'inconsistenza offensiva di una squadra, è di Nicolò Carosio, il primo radio-telecronista del calcio italiano. Nel Genoa la puntina da disegno è Gudmunsson. Per quanto riguarda le punte e le mezze punte c'è solo l'imbarazzo della scelta: Destro, Piccoli, Ekuban, Yeboah e Amiri (tra l'altro alle prese con il ramadan). E volendo anche Portanova e Melegoni. Peccato che non solo non facciano mai gol, ma nemmeno tirino in porta. Con un attacco pari a zero pensare di salvarsi è un'utopia. Contro la Juventus il Genoa di Shevchenko aveva realizzato un record imbattibile: nemmeno un tiro verso la porta. Contro il Milan sono stati sette dei quali uno soltanto nello specchio (al 92' con Hernani che manco sarebbe dovuto entrare). Un dato eloquente che dimostra quanto sia utopistico sperare nella salvezza. Quella di San Siro è una sconfitta che lascia il segno: nella classifica, nel morale e anche nello spogliatoio. Mimmo Criscito, ormai capitano non giocatore come nella Coppa Davis, al 91' ha preferito non entrare al posto dell'infortunato Bani e così Blessin è stato costretto a ricorrere ad Hernani.
 
La vittoria del Cagliari contro il Sassuolo ha probabilmente messo una pietra tombale sulle chance di salvezza del Grifone. La squadra sarda con la vittoria ha ritrovato la vittoria ed affronterà lo scontro diretto in una condizione psicologica di grande vantaggio, il Genoa invece ha perso quell'autostima che era faticosamente riuscito a riacquisire ed ha il morale sotto i tacchi. Le speranze di salvezza sono minime, è obbligatorio vincere ma poi con Sampdoria, Juventus, Napoli e Bologna serviranno almeno altri sette punti. E con un attacco così asfittico è un'impresa titanica.
 
I giocatori del Sassuolo a Cagliari sono scesi in campo in infradito, nemmeno fossero sulla spiaggia del Poetto. Niente a che vedere con la squadra intensa ed ispirata che appena sette giorni prima avevano messo sotto di brutto l'Atalanta, molto simile invece a quella distratta e pasticciona che il 6 febbraio a Marassi aveva preso quattro gol dalla Sampdoria. Berardi è addirittura rimasto a casa, gli altri non pervenuti. Qualcosa di suo ci ha messo anche l'allenatore Dionisi che ha scelto proprio la partita di Cagliari per mettere alla prova chi durante l'anno aveva giocato meno. Così quando si è infortunato Toljan, non è entrato Ayhan, che è nazionale turco, ma Tressoldi che di brasiliano ha solo il passaporto e che in precedenza aveva giocato solo pochi spezzoni. C'è stato spazio anche per Ceide che, prima di Cagliari, era stato in campo soltanto in quattro occasioni per complessivi 14 minuti. E nel finale sono stati sostituiti contemporaneamente Scamacca e Frattesi.
 
Questo è il calcio italiano, scandalizzarsi serve a poco. Come non porta da nessuno parte voltarsi indietro e ripetere all'infinito tutti gli errori che sono stati commessi. E' vero ne hanno commessi parecchi anche i 777, ma l'ormai quasi inevitabile retrocessione del Genoa nasce da lontano, da un mercato estivo senza logica al punto che Ballardini, alla vigilia dell'inizio del campionato, aveva chiesto di essere esentato dal guidare una squadra nella quale non credeva. Ora qualcuno ha messo nel mirino anche Blessin, vale a dire l'allenatore che Fabio Capello, uno che qualcosina ha vinto, aveva suggerito di prendere da esempio per rilanciare il calcio italiano dopo la seconda eliminazione di fila dal Mondiale. Blessin ha riorganizzato il Genoa, gli ha dato una dignità tattica e ha riacceso una piccola speranza di arrivare alla salvezza. Ma col potenziale offensivo che gli è stato messo a disposizione, fare gol resta estremamente complicato. E' però anche innegabile che il furore agonistico delle prime otto partite di Blessin sembra evaporato ed il gegenpressing un lontano ricordo. Dipende unicamente dall'assenza di Sturaro? Aveva dovuto giocare il primo tempo di Verona col freno a mano tirato a causa dell'ammonizione dopo soltanto 76 secondi e poi ha saltato Lazio e Milan per infortunio. Blessin teorizzava che i suoi calciatori alla conquista della palla dovevano essere come lupi a caccia della preda. E Sturaro era appunto il capo branco che dava il tempo del pressing. Era soltanto tre settimane fa, ora il Genoa del ritrovare la via del gegenpressing per finire il campionato quanto meno con dignità.