Genoa, ora è troppo facile dire che non doveva tirare Stanciu

di Gessi Adamoli

4 min, 13 sec
Genoa, ora è troppo facile dire che non doveva tirare Stanciu

Partiamo dalla fine e da quel maledetto minuto 99 quando Stanciu calcia in curva il pallone che avrebbe dato al Genoa tre punti meritati e soprattutto importantissimi. È il rigore peggio tirato nella storia del Genoa. Ne sono praticamente certo, nel caso il professor Stefano Massa, il più qualificato storico rossoblù, mi venga in soccorso. Ora, col famoso “senno di poi”, siamo tutti bravi a sostenere che non doveva tirarlo Stanciu che era entrato in campo solo da pochi minuti e che non giocava dal 29 settembre (Genoa-Lazio). “Ha un piede delizioso e in allenamento sia su punizione che dagli undici metri è una sentenza”, ha spiegato De Rossi che, uscendo dal campo, se l’è coccolato proprio come aveva fatto con Sommariva. E poi, essendo ormai quasi certo il suo ritorno in patria, era anche quello che teoricamente avrebbe dovuto avere addosso la pressione minore. Vero è anche che la media dal dischetto del capitano della nazionale rumena era tutt’altro che incoraggiante: ben 11 infatti i rigori sbagliati su 27 calciati.

E chi doveva tirarlo allora? Forse Ekhator, un ragazzino del 2006 buttato nella mischia solo una manciata di minuti prima di Stanciu? Forse uno tra Ostigard e Vazquez che l’unico rigore in carriera l’aveva tirato contro la Sampdoria in Coppa Italia dopo che i 90 minuti si erano chiusi in parità? Forse l’imperscrutabile Norton Cuffy, capace di tutto e del contrario di tutto? Comunque sarebbe stato un terno al lotto. I rigoristi designati prima della partita (entrambi sostituiti) erano Malinowskyi (12 reti su 14 tiri, ma prima di quello in Udinese-Genoa non tirava un rigore dalla stagione 2020-21 quando era all’Atalanta) e Martin che ha all’attivo un errore (la partita di Bundesliga era Augusta-Mainz) nell’unica occasione che si era cimentato dal dischetto.

Per un rigore sbagliato sono passati negativamente alla storia Pruzzo e Criscito che pure hanno medie da fantascienza (36 su 42 O’ Rey di Crocefieschi e 26 su 29 Mimmo): i loro errori condannarono il Genoa alla retrocessione. Insomma, il rigore è un terno al lotto e come sostiene Claudio Maselli, che da allenatore ai rigori perse la serie A nell’infausto spareggio di Firenze col Padova, è qualcosa di inallenabile: “Perché è impossibile ricreare la stessa situazione emotiva che si trova a dover affrontare chi deve calciare un rigore che magari vale un’intera stagione”.

Vero è anche che per il Genoa i rigori stanno diventando una vera e propria maledizione. Appaiono lontanissimi i tempi in cui Gudmundsson e Retegui si litigavano per calciare dagli undici metri, ora tutti sembrano voler scappare da una responsabilità troppo grande. E così quello di Malinowskyi è l’unico rigore realizzato nelle ultime due stagioni: uno su sei è uno score imbarazzante. E non dimentichiamoci gli errori di Miretti e Zanoli che sono costati l’eliminazione dalla Coppa Italia ad opera della Sampdoria.

Stanciu, strano per un calciatore tecnicamente inappuntabile, ha calciato come peggio non si poteva: il corpo indietro e le gambe che quasi si incrociano al momento del tiro. Ma questo non assolve il comportamento gravemente antisportivo di Pavlovic che, prima del tiro, a tacchettate ara la zona del dischetto senza che nessun giocatore del Genoa gli impedisca di farlo. Con Strootman o Sturaro in campo, senza andare troppo indietro nel tempo, non sarebbe mai successo.

Al di là del grande rammarico per i due punti persi, resta la prestazione di una squadra che ha dato una grande dimostrazione di carattere. I giocatori hanno tirato fuori gli attributi, prendendo alla lettera la richiesta della Gradinata al termine della partita col Pisa. E c’è da essere orgogliosi per come hanno saputo interpretare la partita: questo è il Genoa che i tifosi vogliono sempre vedere in campo. Colombo è stato premiato come “man of the match”. Ha giocato una partita straordinaria e non solo per il gol che ha segnato andando a rubare il cestino della merenda al sopravvalutato Gabbia. Super prestazione anche di Vitinha sia quando è andato a pressione su Modric, cercando di limitarne il raggio di azione, sia come compagno di reparto di Colombo. E un voto altissimo in pagella merita anche Leali. È il dodicesimo che qualunque squadra di serie A vorrebbe avere, ma affidargli la maglia da titolare e senza nessuno che potesse essere un’alternativa (Sigriest non giocava nel Rapid Bucarest) si è rivelato un azzardo. Resta un mistero il fatto che non gli sia ancora stato rinnovato il contratto. Né a lui né a Martin e Thorsby: tre titolari. Non è una dimostrazione di fiducia.

Ora sotto con Cagliari e Parma, due scontri diretti. Ma il Genoa di San Siro lascia ben sperare. Attenzione, questo però non vuol dire che la società non debba fare il suo dovere. Ovvero assicurare a De Rossi almeno tre giocatori: un portiere, un difensore e un regista. Ed El Shaarawy sarebbe la ciliegina sulla torta.    

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