Genoa piegato dalla dura (e folle) legge del Var

di Gessi Adamoli

3 min, 54 sec

Grandi speranze su Amorim: potrebbe essere l'ennesima scommessa vincente degli osservatori rossoblù

Genoa piegato dalla dura (e folle) legge del Var

Bisogna decidersi, una volta per tutte, a cambiare nome, magari attraverso un referendum on line, a questo sport che dell’antico e nobile football ha ormai più poco. Perché è evidente che, se un difensore (nella fattispecie Ostigard) prova ad allontanare dalla propria area una palla insidiosa e questa va a sbattere sul braccio di un compagno di squadra (Martin) che gli è praticamente appiccicato, quel flipper imprevedibile non potrà mai essere considerato un fallo da rigore per chi il calcio lo ha amato quando era una cosa seria e non un prodotto ad uso delle televisioni e deciso in remoto da due signori seduti davanti ad un monitor. “Queste regole non vanno bene” ha esclamato Hernanes dopo che Zufferli si era piegato alla dura del Var che davvero in pochi, e a loro rischio e pericolo, hanno il coraggio di contraddire. Non si tratta dunque solo del parere qualificato di chi il calcio lo ha praticato per professione, ma di un ex giocatore della Lazio (118 presenze e 33 reti in biancazzurro) che per i suoi tifosi con affetto chiamavano “il Profeta”. Se persino una bandiera della Lazio arriva al punto di affermare che “no, quello non può mai essere calcio di rigore”, ecco che si ha l’esatta dimensione della deriva di quello che una volta era considerato il gioco più bello del mondo ma che, proprio anche a causa della sua opacità di fondo, sta perdendo parecchi consensi soprattutto tra i giovani. Laconico e sconsolato il commento di De Rossi: “Certi rigori non aiutano il calcio”.

Semmai una riforma di cui il calcio moderno avrebbe bisogno è il tempo effettivo, anche per evitare che Zufferli, dopo oltre due minuti al Var, recuperi solo trenta secondi. Ma questa pare invece sia l’ultima delle necessità a sentire chi sta nella stanza dei bottoni.

C’è stato più Genoa che Lazio venerdì sera all’Olimpico e questo fa gonfiare il petto a De Rossi: “Sono orgoglioso dei miei ragazzi”. La partita ad un certo ha creduto di poterla vincere, ribaltando così lo zero a due iniziale proprio come era accaduto 7 giorni prima a Marassi col Bologna. “Dopo il pareggio di Vitinha potevano andare tutti dalla bandierina a festeggiare perdendo tempo e invece sono rientrati di corsa a centrocampo”. Un segnale che DDR ha interpretato in maniera inequivocabile: voglia di vincere. Così sono entrati due attaccanti (Ekuban e Cornet), mentre adesso c’è chi rimpiange non sia stata fatta qualche sostituzione più conservativa (per esempio Thorsby ad imbottire il centrocampo). I meriti di De Rossi sono però sotto gli occhi di tutti. Sta plasmando la squadra a sua immagine e somiglianza, trasmettendogli carattere, personalità e coraggio ovvero quelle che erano le sue peculiarità da giocatore. Non si recuperano per due settimane di fila due gol di svantaggio se non sei una squadra con i famosi attributi.

De Rossi, al netto di qualche errore di inesperienza che ha commesso e che sicuramente commetterà ancora (nessuno nasce imparato), è l’allenatore col quale provare ad aprire un ciclo. Ha empatia con la squadra e la tifoseria. È un allenatore da Genoa, è contagioso quel sacro fuoco che ha dentro e che lo ha portato a mettersi in discussione come tecnico dopo una grande carriera da calciatore. Ora sta alla società metterlo in condizione di essere l’allenatore col quale crescere insieme invece di andare a cercare ogni volta qualcuno che, a stagione in corso, provi a rimettere insieme i cocci. Fondamentale diventa allora il mercato. Questo di gennaio, che sembrerebbe essere stato condiviso con lo stesso De Rossi, e soprattutto quello della prossima estate quando dovranno essere messi le basi per un salto di qualità che dovrà certamente essere graduale ma che allo stesso tempo non si potrà più rimandare.

Intanto c’è grande interesse per capire dove De Rossi, in uno scacchiere che è ormai collaudato, vorrà collocare Baldanzi. E la curiosità aumenta per quanto riguarda Amorim, il pezzo pregiato di questo mercato di gennaio. In estate l’Alcarve, club portoghese di centro classifica, lo aveva pagato 300 mila euro. Il suo valore di mercato si è decuplicato in pochi mesi e a metà gennaio si aggirava intorno ai 3 milioni. Poi negli ultimi giorni il costo del cartellino è ulteriormente lievitato ed il Genoa lo ha pagato 7 milioni più 2 di eventuali bonus. Ed è chiaro che, con queste cifre, le aspettative per quanto riguarda Amorim siano altissime.

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