Genoa sempre più nel segno di De Rossi, il debutto di Nuredini un avviso ai naviganti
di Gessi Adamoli
Le premesse per arrivare alla salvezza ci sono tutte. Ma resta fondamentale che la società sul mercato dia qualche risposta ad allenatore e soprattutto tifosi
Il pareggio di Parma sta stretto al Genoa, ma è comunque un altro passo importante verso la salvezza. De Rossi sta facendo un lavoro eccellente. Per compattezza, solidità e per come sa tenere in campo le giuste distanze il suo Genoa è sempre più squadra. Se contro il Cagliari il tecnico rossoblù aveva esaltato la capacità dei suoi di difendere da “zozzoni”, il Genoa contro il Parma ha anche provato a fare la partita, riuscendoci per tutto il primo tempo ed in parte anche nel secondo. I meriti di DDR sono sotto gli occhi di tutti e sarebbe riduttivo limitarsi ai numeri per altro eccellenti (14 punti in 11 partite, media 1,27 a partita, proiezione finale 48 punti). Il Genoa, che sta in campo e si muove da squadra, ha trovato in panchina quel leader che manca nell’11 titolare. Per carisma, onesta intellettuale ed empatia De Rossi ha conquistato lo spogliatoio. È quel punto di riferimento che, nonostante il suo grande passato da calciatore, non aveva saputo essere Vieira, imperscrutabile ed imperturbabile in panchina qualunque cosa stesse succedendo e non a caso Pruzzo lo aveva soprannominato il totem.
È anche grazie a De Rossi se Colombo non è più un oggetto misterioso, ma uno degli attaccanti italiani di un campionato dove i bomber made in Italy sono merce rarissima. E con De Rossi sta crescendo anche Marcandalli. Contro l’Inter, appena un mese fa, sembrava un alieno atterrato da Marte in un pianeta a lui completamente sconosciuto, a Parma ha giocato con un piglio ed una disinvoltura sorprendenti. Certo, è presto per affermare che siamo in presenza del brutto anatroccolo che si è trasformato in cigno ma la strada è sicuramente quella giusta.
Insomma, le premesse per arrivare alla salvezza ci sono tutte. Ma resta fondamentale che la società sul mercato dia qualche risposta ad allenatore e soprattutto tifosi. La stagione 2023-24 è stata quello della “Grande bellezza” rossoblù. Il Genoa gioca e diverte, ottiene l’undicesimo posto finale ed è la miglior neo promossa dei cinque maggiori campionati europei. C’era un entusiasmo incredibile e, diciamo la verità, c’eravamo illusi un po’ tutti che quella squadra formata da un gruppo di giocatori forti e di prospettiva potesse iniziare un ciclo sul modello della tanto declamata Atalanta, che tutti a parole vogliono imitare, o del Bologna. Del resto bastava leggere la rosa di quell’anno per gonfiare il petto ed affermare che finalmente il vecchio Grifone sarebbe approdato dove gli spetta non solo per blasone ma anche per bacino d’utenza: Martinez, Gudmundsson, Retegui, Malinowskyi, Frendrup, Dragusin, Vazquez, De Winter, Badelj, Strootman e Bani tanto per fare solo qualche nome. Dopo la grande illusione si è però tornati a fare i conti con un presente che propone salvezze risicate ed in questo mercato la società si gioca molto in credibilità. In mezzo al guado, tra chi è governativo sempre e comunque a prescindere e chi a questa società non è più disposto a dare fiducia, c’è una maggioranza che vuole provare a capire se il caso di continuare a credere a Sucu e Blazquez. Il popolo genoano rappresenta un patrimonio di amore, di fede, di orgoglio e di passione che questa dirigenza non può permettersi di perdere. Ed è offensivo cercare di convincerli della buona gestione societaria attraverso gli slogan degli imbonitori di turno. Servono i fatti.
A ora siamo ancora a zero per quanto riguarda gli arrivi. E non mi si venga a dire che l’ingresso dell’esordiente Nuredini (2007), nel finale della partita di Parma a fare coppia in attacco con Ekhator (2006), non sia stato un preciso avviso ai naviganti da parte di De Rossi. Intanto Dagasso, promettente mediano del Pescara che veniva dato in orbita Genoa, è finito al Venezia. Certamente arriverà Baldanzi che però è fermo per un problema muscolare al retto femorale destro e sarà pronto nella migliore dell’ipotesi per i primi di febbraio. E Baldanzi di certo da solo non basta,
Intanto a livello di settore giovanile è in atto una vera e propria rivoluzione. Esce anche Enrico Ascheri, per anni era stato il braccio destro di Sbravati. Hanno lasciato i loro incarichi anche Musso, Crespi e Gazzano. Collaboratori oscuri ma preziosi perché legati al territorio ed in grado di trasmettere i valori della genoanità nel settore giovanile.
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