De Rossi vuole aprire un ciclo col Genoa
di Gessi Adamoli
DDR può essere l’allenatore con il quale aprire un ciclo e lui ha chiaramente fatto capire di essere pronto a legarsi al Genoa
“È stata una partita epica”, non occorre fare troppi sforzi per trovare l’aggettivo che dia l’esatta percezione di cosa sia accaduto domenica pomeriggio a Marassi. Lo ha sfornato caldo caldo Daniele De Rossi quando il popolo genoano ebbro di gioia era ancora dentro allo stadio a cantare perché certe imprese sai che rimarranno scolpite nel tempo e nessuno ha più memoria del tifoso genoano.
De Rossi ha una così grande onestà intellettuale e capacità di autocritica che nessuno può fotografare più correttamente ciò che è realmente accaduto nei 90 minuti. Non ti racconta altre partite, le analisi adulatorie e le domande ruffiane lo infastidiscono. Così non ha nessuna remora ad ammettere che “se andiamo sotto di due gol e la partita la cambia chi è subentrato dalla panchina, significa che qualche casino inizialmente lo avevo combinato”.
Proprio la credibilità è la grande forza di De Rossi. È credibile con la gente e soprattutto con i suoi ragazzi nello spogliatoio. Ha saputo creare un gruppo vero, in tanti lo millantano ma il Genoa targato DDR è per prima cosa una squadra. Certo, poi è sempre la qualità a fare la differenza. Per esempio quella di Messias. In questa stagione è stato in campo 168 minuti complessivi ovvero soltanto l’8 per cento di quelli che avrebbe potuto giocare se fosse stato integro fisicamente. Però la ruleta di Udine, oltre a fruttare tre punti, ha ribadito che probabilmente è l’unico giocatore della rosa che può inventarsi la giocata in grado di sparigliare le carte. Contro il Bologna, oltre a estrarre dal cappello a cilindro il gol della vittoria (“la rete più bella della giornata” secondo la Domenica Sportiva), ha anche dato a Malinowskji il suggerimento giusto: “Tira in porta”. Sì perché Ruslan quella palla (e lo ha confessato a fine partita) inizialmente era partito con l’intenzione di metterla in mezzo.
E la bocciatura dell’arbitro Maresca (fermato per due turni) non scalfisce minimamente la portata dell’impresa del Genoa che all’andata aveva perso nel recupero per un rigore da operetta e che è sicuramente in credito, se si mettesse su un ipotetico piatto della bilancia dare e avere per quanto riguarda gli errori arbitrali. Il boato al terzo gol ha fatto tremare lo stadio, la gente era pazza di gioia come non accadeva da tempo. Questo amore e questa passione non vanno traditi. De Rossi può essere l’allenatore con il quale aprire un ciclo e lui ha chiaramente fatto capire di essere pronto a legarsi al Genoa: “Invidio Italiano per quello che è riuscito a fare a Bologna. Dobbiamo provarci anche noi”.
Ma ci sarà tempo per valutare il mercato e le prospettive future, ora godiamoci questa pagina di epica rossoblù. Un po’ come il 4 a 3 in rimonta sulla Roma (20 febbraio 2011), quando i gol da rimontare erano addirittura tre e la rete decisiva la segnò Paloschi anche lui (quella sconfitta costò la panchina a Ranieri). E non è la prima volta che i tre gol che ribaltano il risultato sono segnati da tre giocatori che non facevano parte dell’undici iniziale. Il 26 ottobre 2019 il Genoa, allenatore Thiago Motta, va al riposo sotto di un gol contro il Brescia (punizione velenosa di Tonali che sorprende Radu). Poi, però, nella ripresa segnano Agudelo, Kouamé e Pandev, tutti e tre subentrati dalla panchina.
E domenica Messias e compagni hanno scritto un’altra pagina indimenticabile di quel grande romanzo popolare che ha per protagonista il caro, vecchio Genoa.
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