Genoa: De Rossi, questa volta hai toppato
di Gessi Adamoli
Se la partita con l'Inter si potesse rigiocare, DDR farebbe sicuramente ricorso ad altre soluzioni. Alcune scelte si sono infatti rivelate sbagliate
Il famoso “senno di poi”. Quello che possono avere tifosi, dirigenti, giornalisti e opinionisti ma non gli allenatori. Loro devono avere il “senno del prima”, la difficoltà di un mestiere che non a caso è molto ben pagato sta soprattutto in questo. Era uno dei cavalli di battaglia di Scoglio e, dopo la partita col Napoli, anche De Rossi aveva dissertato su come intuire in anticipo certe situazioni faccia la differenza. E così se la partita con l’Inter, che si sta avviando a vincere trionfalmente lo scudetto, la potesse rigiocare DDR farebbe sicuramente ricorso ad altre soluzioni. Alcune scelte si sono infatti rivelate sbagliate.
A cominciare dal fronteggiare in maniera più consistente Di Marco, colui che a tutti gli effetti si sta rivelando uno straordinario attaccante aggiunto nella macchina da gol nerazzurra: 6 gol e 15 assist. Se l’Inter è andata al riposo con un gol di vantaggio, è stato proprio grazie ad un capolavoro balistico del mancino nerazzurro che Stefano Capozzucca (estate 2020) era stato ad un passo dal portare al Genoa. Mancando Norton-Cuffy, De Rossi ha ripescato Martin e spostato di corsia Ellertsson che però non è riuscito a fronteggiare Di Marco in maniera efficace. Col senno di poi (ma forse anche del prima) l’unico che avrebbe potuto limitare i danni sulla fascia sinistra dell’Inter avrebbe potuto essere Sabelli. Forse non bello a vedersi, ma sempre sul pezzo e con personalità. Concentrato, attento, smaliziato e quando occorre anche cattivo. Insomma, sicuramente Di Marco non si sarebbe trovato quel red carpet che lo ha smarcato (eccezionale l’assist con il contagiri da parte di Mkhitaryan) davanti a Bijlow, protagonista per altro di una prestazione eccellente
Se il mancino dell’Inter ha fatto la differenza in positivo, quello del Genoa lo ha fatta in negativo. Chissà, forse sta pesando il fatto che è in scadenza di contratto e dalla società non è arrivato in tal senso alcun segnale tangibile, ma sta di fatto che ormai Martin da tempo non si sta più esprimendo sui suoi livelli. Era nota la sua idiosincrasia alla fase difensiva, ma il suo delizioso piede sinistro era stata spesso prezioso in quella offensiva (8 gli assist). Ma proprio Martin, sullo zero a zero, non ha saputo sfruttare un’invitantissima opportunità. Dentro l’area di rigore, con palla sul piede preferito, poteva scegliere se provare la conclusione in porta oppure servire uno dei compagni che avevano seguito l’azione, fiduciosi del fatto che il re degli assist avrebbe confermato la sua fama. Invece ha indirizzato la palla nella terra di nessuno sprecando quella rara opportunità di fare male all’Inter.
Sempre col senno di poi De Rossi avrebbe evitato di schierare il centrocampo con un incontrista di meno. Perché è bello (ovviamente sulla carta) scendere in campo a San Siro con Baldanzi, Vitinha e Colombo nell’undici iniziale, ma se poi, alla resa dei conti, tieni 10 giocatori sotto la linea della palla allora era meglio avere un mediano in più. Perché quello che, almeno leggendo la formazione, avrebbe dovuto essere un Genoa a trazione anteriore di fatto non ha mai chiamato in causa Sommer che l’unica parata l’ha compiuta su un tentativo di autorete di Akanji, evidentemente ancora frastornato dopo l’erroraccio col Bodo Glimt.
Un’altra scelta che non avrebbe ripetuto è Amorim in campo al primo minuto della ripresa, mentre Messias è entrato solo al 66’. Da parte di De Rossi è apprezzabile la volontà di assecondare la società, bruciando le tappe per inserire un giocatore che al mercato di gennaio ha comportato un grande sacrificio economico. Vale Amorim i 7 milioni più bonus che è stato pagato? È ovviamente prematuro dare giudizi definitivi. Certo l’Amorim di Milano è sembrato un pulcino bagnato nella tempesta, non ha azzardato un passaggio in verticale giocando quasi sempre palla indietro. E poi la mentalità non è ancora quella di chi è ferocemente sul pezzo, in area di rigore non ci si può permettere di andare a fronteggiare un cross con le braccia larghe e addirittura sopra la testa. Sicuramente ha qualità (le relazioni degli scout del Genoa in questo senso sono tutte lusinghiere) e allora bisogna solo avere pazienza ed aspettarlo, senza mandarlo allo sbaraglio come sabato sera.
La salvezza del Genoa non passava certo da San Siro e la classifica non è allarmante. Insomma, come detto e ridetto il Genoa può solo suicidarsi. Però una considerazione va fatta. Questa serie A a 20 squadre (con solo 3 retrocessioni) piace alle tv e ai club, ma non alla gente. Se Pruzzo è solito dividere il campionato in due gruppi (A1 e A2), adesso c’è un A1 con 7 squadre (Inter, Milan, Napoli, Roma, Come, Juventus e Atalanta), un A2 con 5 squadre che già a febbraio non si giocano più nulla (Bologna, Sassuolo, Lazia, Parma e Udinese), un A 3 con 6 squadre (Cagliari, Torino, Genoa, Fiorentina, Cremonese e Lecce) e un A4 con le già condannate Pisa e Verona. E poi ci domandiamo perché il calcio italiano non è più competitivo.
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