G19+2 Sanità, Femia: “La salute mentale deve avere la stessa dignità di quella fisica. Servono più psicologi nel Servizio sanitario”

di Luca Pandimiglio

La crescente domanda di supporto psicologico, soprattutto tra i giovani, e la necessità di rafforzare la presenza degli psicologi all’interno del Servizio sanitario nazionale. Sono questi alcuni dei temi evidenziati da Claretta Femia, presidente dell’Ordine degli Psicologi di Genova.

 

“Per noi è stato molto importante essere presenti a queste due giornate di confronto”, afferma Femia. “Si tratta di un’occasione preziosa perché vengono affrontati temi di rilevanza nazionale e l’Ordine degli Psicologi della Liguria aveva il desiderio di portare il proprio contributo all’interno di una riflessione multidisciplinare sulla salute”.

 

La presidente sottolinea come già nei primi incontri sia emersa con forza l’importanza della prevenzione e della salute mentale, a partire dalle prime fasi della vita.

 

“Questa mattina, durante il panel dedicato ai primi mille giorni di vita, si è discusso ampiamente di prevenzione e di salute mentale”, spiega. “Parliamo di un periodo fondamentale che riguarda non soltanto il bambino, ma anche la costruzione del nuovo nucleo familiare. Intervenire precocemente significa investire sul benessere futuro delle persone e delle comunità”.

 

Secondo Femia, il valore di appuntamenti come questo risiede anche nella possibilità di favorire il dialogo tra professionisti di discipline diverse.

 

“La psicologia è una professione trasversale che accompagna l’individuo in tutte le fasi della vita e in tutti i contesti nei quali si sviluppa il suo percorso personale, relazionale e sociale”, osserva. “Per questo siamo felici di ascoltare i contributi degli altri professionisti e di portare il nostro punto di vista, anche se purtroppo ancora oggi si parla troppo poco del ruolo della psicologia all’interno del sistema sanitario”.

 

Un tema che appare ancora più urgente alla luce dell’aumento delle richieste di sostegno psicologico registrato negli ultimi anni.

 

“Dalla pandemia in poi abbiamo assistito a una crescita esponenziale della domanda di aiuto psicologico”, sottolinea Femia. “È un fenomeno che riguarda tutta l’Italia ed è perfettamente in linea con quanto osserviamo in Liguria. In qualche modo l’esperienza pandemica ha contribuito a legittimare la richiesta di aiuto, rendendo più accettabile rivolgersi a uno psicologo e facendo emergere situazioni di disagio che probabilmente erano già presenti”.

 

Tuttavia, a fronte di una domanda sempre più elevata, il numero di professionisti inseriti nel sistema pubblico continua a essere insufficiente.

 

“Quello che osserviamo è che nel Servizio sanitario nazionale gli psicologi sono ancora troppo pochi rispetto alle necessità reali della popolazione”, evidenzia. “Pensiamo soprattutto ai giovani, perché oggi registriamo un numero molto elevato di richieste di aiuto provenienti dalla fascia adolescenziale e tardo adolescenziale. Dobbiamo essere in grado di dare risposte concrete, considerando che non tutti possono permettersi un percorso nel settore privato”.

 

Femia ricorda che la professione gode di una presenza significativa sul territorio ligure, ma che ciò non basta a colmare il divario tra domanda e offerta di servizi pubblici.

 

“In Liguria contiamo oltre quattromila professionisti iscritti all’Ordine”, spiega. “Abbiamo colleghi preparati e competenti che operano quotidianamente sul territorio. Tuttavia, è fondamentale aumentare gli spazi e le opportunità di inserimento all’interno del sistema sanitario pubblico”.

 

Da qui l’appello alle istituzioni affinché la salute mentale venga considerata una priorità al pari della salute fisica.

 

“Credo che occasioni di confronto come questa debbano servire anche a ribadire un messaggio chiaro”, conclude Femia. “La salute mentale deve procedere di pari passo con la salute fisica. Non possiamo più considerarle dimensioni separate. Prendersi cura del benessere psicologico delle persone significa investire nella salute complessiva della società”.

 

Un’attenzione particolare viene infine rivolta ai giovani psicologi, che la presidente considera una risorsa strategica per il futuro della professione.

 

“I giovani professionisti rappresentano una delle nostre più grandi ricchezze”, afferma. “Portano nuove competenze, nuove sensibilità culturali e nuovi stimoli. Tuttavia incontrano ancora difficoltà nell’inserimento lavorativo, soprattutto perché il sistema sanitario continua a offrire spazi limitati a una professione che è ormai pienamente riconosciuta come professione sanitaria. Valorizzarli significa investire sul futuro della salute mentale nel nostro Paese”.

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