G19+2 Sanità, Bechini (Ebit-Esaote): "IA fondamentale, ma serve una corretta formazione per utilizzarla al meglio"

di Luca Pandimiglio

"Indispensabile investire ulteriormente nella formazione e nella conoscenza delle tecnologie"

L’introduzione dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie nel settore sanitario rappresenta una delle sfide più importanti per il futuro della clinica e della ricerca. Così Marco Bechini, Strategic Programs & Process Excellence Director di Ebit s.r.l. (Gruppo Esaote).

 

«Una delle tematiche più rilevanti che abbiamo affrontato riguarda la corretta introduzione della tecnologia in ambito sanitario e clinico», spiega Bechini. «Si tratta di un passaggio che offre grandi opportunità, ma che richiede anche particolare attenzione. L’innovazione tecnologica è fondamentale e rappresenta un fattore abilitante per il miglioramento dei processi clinici e assistenziali, ma deve essere introdotta nella misura corretta e con la piena consapevolezza da parte di chi la utilizza».

 

Secondo il manager, il valore delle nuove soluzioni digitali dipende infatti dalla capacità degli operatori di comprenderne le potenzialità e i limiti.

 

«È importante che gli utilizzatori siano consapevoli degli strumenti che hanno a disposizione e che sappiano impiegarli nel modo più corretto possibile. Questo è sicuramente uno degli aspetti che meritano maggiore attenzione nel percorso di adozione delle tecnologie innovative».

 

Bechini richiama inoltre l’attenzione sui possibili rischi legati a un utilizzo poco consapevole delle innovazioni, sottolineando come esperienze recenti possano offrire spunti di riflessione.

 

«Abbiamo già vissuto situazioni analoghe con i social media. Solo dopo una diffusione molto ampia ci siamo interrogati sugli effetti e ci siamo accorti che potevano esistere anche risvolti negativi legati a un utilizzo massivo di queste piattaforme all’interno della comunità».

 

Per questo motivo, l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei contesti sanitari deve essere accompagnato da un percorso strutturato di formazione e approfondimento.

 

«La comunità scientifica è certamente più preparata ad affrontare queste sfide, ma è indispensabile investire ulteriormente nella formazione e nella conoscenza delle tecnologie. Un percorso di crescita delle competenze consentirà di introdurre nel modo migliore le soluzioni di intelligenza artificiale all’interno della pratica clinica e della ricerca, massimizzandone i benefici e riducendo i possibili rischi».

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