G19+2 Sanità, Fabi: "Case e ospedali di comunità sono la grande rivoluzione del PNRR"
di Redazione
"L’obiettivo non è soltanto aumentare il numero delle prestazioni erogate, ma soprattutto migliorare l’appropriatezza prescrittiva"
La realizzazione della nuova sanità territoriale, il rafforzamento delle cure primarie e la collaborazione tra Regioni e Governo per raggiungere gli obiettivi del PNRR sono stati al centro del confronto svoltosi a Genova tra i rappresentanti delle amministrazioni regionali. A fare il punto è stato Massimo Fabi, assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna e coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni.
«Quella di oggi è stata un’importante occasione di confronto tra le Regioni», ha dichiarato Fabi. «In una sede prestigiosa come il Porto Antico di Genova abbiamo avuto la possibilità di fare il punto sullo stato dell’arte della collaborazione tra Regioni e Governo, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete e percorribili per dare piena attuazione alla riforma della sanità territoriale».
Secondo Fabi, il lavoro in corso punta a tradurre in pratica gli obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e dalla riforma delle cure primarie.
«Stiamo lavorando sulla base delle esperienze virtuose sviluppate da alcune Regioni, ma soprattutto con una volontà comune che mira a individuare soluzioni tempestive e definitive per accompagnare quella grande trasformazione del sistema sanitario che nasce dalla Missione 6 del PNRR e dal Decreto Ministeriale 77, dedicato al riordino delle cure primarie».
Al centro della riforma vi sono le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità e il completamento della rete di terapia intensiva e subintensiva.
«Parliamo dello sviluppo delle Case della Comunità, degli Ospedali di Comunità e del rafforzamento dei posti letto di terapia intensiva e subintensiva, che durante la pandemia si sono dimostrati fondamentali. Oggi tutte le Regioni sono chiamate a raggiungere gli obiettivi fissati dal PNRR, valorizzando al meglio le risorse che l’Unione Europea ha messo a disposizione del nostro Paese».
Per l’assessore emiliano-romagnolo, la riuscita del progetto dipende innanzitutto dal coinvolgimento di tutti i professionisti della sanità pubblica.
«Lo sviluppo delle cure territoriali passa attraverso la centralità degli operatori sanitari, dipendenti e convenzionati, che ogni giorno lavorano per costruire questo nuovo modello organizzativo. Si tratta di una grande opportunità per il sistema sanitario e per i cittadini».
Fabi ha sottolineato anche il significato simbolico e concreto delle Case della Comunità.
«Le Case della Comunità sono finanziate attraverso la fiscalità generale e appartengono ai cittadini che vivono nei territori. Non è casuale che si chiamino così: rappresentano un presidio di prossimità che deve essere percepito come patrimonio della comunità stessa. È un diritto dei cittadini vedere realizzati gli obiettivi di questa riforma, che individua nelle cure territoriali un elemento essenziale per il futuro della sanità pubblica».
Un ruolo strategico sarà svolto anche dagli Ospedali di Comunità, strutture pensate per garantire una presa in carico intermedia tra ospedale e assistenza domiciliare.
«Gli Ospedali di Comunità rappresentano la cerniera tra la degenza ospedaliera e l’assistenza a domicilio. Sono strutture che consentono di accompagnare il rientro a casa dei pazienti dimessi dagli ospedali o, in altri casi, di evitare ricoveri non necessari attraverso una valutazione più approfondita dei bisogni assistenziali. Si tratta di uno strumento fondamentale per garantire continuità delle cure e appropriatezza dei percorsi».
La riforma coinvolge una rete molto ampia di professionalità e servizi.
«Parliamo di medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali, infermieri di famiglia e di comunità, operatori delle cure domiciliari, fisioterapisti, terapisti e di tutto il sistema della prevenzione, della promozione della salute e della salute mentale. A questo si aggiungono le strutture socioassistenziali, come le residenze per anziani e i centri diurni. È un sistema complesso ma estremamente ricco, che punta a costruire una presa in carico sempre più integrata delle persone».
L’obiettivo della Conferenza delle Regioni è garantire uno sviluppo armonico della riforma su tutto il territorio nazionale, pur nel rispetto delle autonomie regionali.
«Le Regioni mantengono la propria autonomia organizzativa, prevista dalla Costituzione, ma devono condividere procedure e standard omogenei per garantire l’applicazione uniforme dei Livelli essenziali di assistenza. Il confronto tra le diverse esperienze regionali è fondamentale sia per valorizzare le buone pratiche sia per affrontare insieme le criticità».
Tra queste, una delle più rilevanti riguarda i tempi di attesa per le prestazioni specialistiche.
«Stiamo lavorando in stretta collaborazione con Agenas per affrontare il tema delle liste d’attesa. L’obiettivo non è soltanto aumentare il numero delle prestazioni erogate, ma soprattutto migliorare l’appropriatezza prescrittiva. È questa la chiave per rendere il sistema più efficiente e sostenibile nel lungo periodo».
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