Finalmente Salvini scarica Durigon

di Paolo Lingua

Finalmente Salvini scarica Durigon

Sono ormai quasi certe le dimissioni di Durigon da sottosegretario , come del resto chiede Da giorni sia pure con uno stile soft  il presidente Mario Draghi. Salvini, alla fine, si è convinto, anche perché all’interno del suo partito nessuno si è mosso in difesa di Durigon. Non solo: va messa in luce la singolare politica di Fratelli d’Italia che, a sua volta, non ha spiccicato una sola parola in difesa di Durigon. Se ci si riflette si capisce la strategia della Meloni che, da molto tempo, non interviene mai sui temi legati al fascismo. Anche se il suo partito deriva genericamente dai movimenti post-fascisti, la Meloni ha capito quello che non era riuscito al suo predecessore Fini. Dare vita a una partito di destra ma che però tagliasse ogni forma di nostalgia fascista.  Una situazione che non sempre è riuscita alla Lega  dove, forse per Dare la caccia a residui di voti nostalgici, di tanto in tanto sono emersi residui di tradizioni postfasciste. Una condizione che, alla fin dei conti, si è ritorta contro il partito di Salvini che, forse, negli anni passati, si è trovata talvolta in imbarazzo, per eccessi di revival del passato regime. Nel corso degli incontri tra Salvini e il premier Draghi, comunque è emerso il contrasto con la ministra Lamorgese sugli arrivi dei clandestini  dalla Libia e dalla Tunisia, ma c’è stata, per forza di cose, una marcia indietro su Dorigon che è rimasto praticamente indifendibile. In effetti, a voler rileggere la vicenda, in tutta la sua sostanziale assurdità, resta incomprensibile come il sottosegretario abbia insistito per intestare il parco di Latina, già indicato a Falcone e Borsellino, a un personaggio quasi scomparso dalla memoria collettiva, come il fratello di Mussolini, scomparso ancora in giovane età e che aveva solo ricoperto, per scelta del fratello, la direzione del “Secolo d’Italia”.  Una indicazione assurda, ancorchè  profondamente sbagliata  sul piano politico e d’immagine. Una sciocchezza senza costrutto e che alla fin dei conti ha creato una serie di problemi alla Lega e a Salvini in particolare che, pur avendo un buon rapporto con Dorigon ora lo deve scaricare per forza di cose.  Il sottosegretario ha sbagliato a 360 gradi nella sua sortita che ha portato solo danno al suo partito, considerato il fatto che i vertici della Lega non si sono mossi neppure d’un millimetro a difenderlo, a cominciare da Giorgetti che dei vice di Salvini è forse il più prudente e il più accorto. La linea politica della Lega deve trovare, in questo periodo, un assestamento: è comprensibile che cerchi di raccattare tutti i movimenti che danno vita a forme di inquietudine rispetto all’establishment equilibrato e abile di Draghi. Si sospetta che cerchi anche il sostegno di quelli che Fratelli d’Italia per una mossa prudente non cercano più per motivi di strategia politica. Ma le opinioni più irrazionali, come quelle variabili dei no vax, se possono portare magari qualche fascia di voti , al temp9o stesso possono provocare altrettante perdite. Di qui invece il possibile accordo federale con Berlusconi, cercando di recuperare un elettorato di centro e più moderato, quello che i rivali di Fratelli d’Italia non possono raggiungere, visto che hanno deciso di restare sulla l8inea di una dura opposizione al governo Draghi. Ovviamente questa posizioni oscillanti (e che riguardano per altri aspetti anche lo schieramento della sinistra) sono ancora molto incerte mentre si procede verso gli appuntamento delle elezioni amministrative dell’autunno e della primavera, con l’intermezzo strategico e imprevedibile delle elezioni presidenziali. I tempi sul tavolo sono strategici e molto gravi, visto il momento difficile di politica estera che stiamo attraversando. Altro che il parco da intitolare assurdamente ad Arnaldo Mussolini.