Fariba Ferdosi, artista iraniana ospite a Pignone: "Attraverso le mie opere racconto l'anelito universale alla libertà"

di Stefano Rissetto

Ospite a Casa Bellani, su impulso di Paolo Asti direttore di Start'E'. Le sue opere si muovono tra sogno e realtà, tra Oriente e Occidente

Dall'Iran alla Val di Vara, passando per Firenze e i principali circuiti dell'arte contemporanea internazionale. È il percorso umano e creativo di Fariba Ferdosi, artista visiva iraniana attualmente ospite della residenza artistica di Casa Bellani a Pignone, un progetto di Paolo Asti direttore di Start'E', dove sta sviluppando nuovi progetti destinati a essere esposti nei prossimi mesi anche a Milano.

 

La sua presenza nel piccolo borgo ligure rappresenta molto più di una semplice esperienza artistica. Nelle opere di Ferdosi si intrecciano infatti temi che attraversano confini geografici e culturali: identità, appartenenza, migrazione, memoria e soprattutto libertà. «Attraverso il mio lavoro cerco di raccontare un desiderio che appartiene a tutti gli esseri umani, indipendentemente dal luogo in cui vivono: l'anelito alla libertà», spiega l'artista.

 

Nata a Teheran nel 1976, Ferdosi ha costruito negli anni una ricerca incentrata sugli spazi di passaggio e sulle zone di confine che caratterizzano l'esperienza umana. Le sue opere si muovono tra sogno e realtà, tra Oriente e Occidente, tra radici personali e identità in continua trasformazione. Un percorso artistico che si sviluppa attraverso installazioni, videoarte, performance e opere multimediali, sempre con una forte attenzione alla dimensione sociale dell'arte.

 

A Pignone l'artista sta lavorando a nuove creazioni ispirate anche al tema del viaggio e dello sradicamento, argomenti che risuonano profondamente sia nella sua esperienza personale sia nella storia di molte comunità liguri segnate dall'emigrazione. Un dialogo tra vicende individuali e memoria collettiva che trova nel borgo della Val di Vara un contesto particolarmente significativo.

 

Tra i lavori più emblematici della sua produzione figura "X Ray Me", installazione che utilizza l'immagine dello scanner aeroportuale come metafora dell'esistenza contemporanea. Il momento del controllo dei bagagli diventa una soglia simbolica tra ciò che si lascia alle spalle e ciò che si sta per affrontare. Gli oggetti trasportati assumono così il valore di frammenti di vita, custodi di affetti, ricordi e legami che accompagnano chi parte verso nuove destinazioni.

 

Realizzata in vetro traslucido grazie alla collaborazione con i maestri vetrai di Murano, l'opera riflette sulla fragilità delle identità in movimento e sulla condizione di chi vive tra più culture, più lingue e più appartenenze. Un tema che Ferdosi conosce da vicino e che traduce in immagini capaci di parlare a pubblici molto diversi.

 

La residenza artistica a Pignone si concluderà alla fine di giugno, ma il lavoro svolto nel borgo continuerà il suo percorso espositivo. Alcune delle opere nate durante questo soggiorno saranno infatti presentate a settembre al Museo ADI Design di Milano, mentre una selezione dei lavori realizzati verrà esposta anche a Pignone, permettendo alla comunità locale di scoprire il risultato di questo incontro tra un territorio ligure e una delle voci più interessanti dell'arte contemporanea iraniana.

 

Per gli organizzatori della residenza, l'ospitalità offerta a Fariba Ferdosi rappresenta anche un gesto di apertura culturale e di sostegno alla libertà creativa. Un messaggio che attraversa tutta la sua produzione artistica e che trova nella parola "libertà" il suo filo conduttore più profondo: non solo una rivendicazione politica, ma una tensione universale che accomuna persone, storie e popoli diversi.

Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagramsu Youtube e su Facebook.