Ex Ilva: si rafforza l'ipotesi della discesa in campo di una cordata italiana
di Claudio Baffico
Una cordata di imprese italiane per rilanciare l'ex Ilva e salvaguardare la produzione nazionale dell'acciaio. È questa l'ipotesi che nelle ultime ore sta acquisendo sempre maggiore consistenza dopo il confronto tra Governo, Confindustria e i principali protagonisti della siderurgia italiana. Un progetto che interessa direttamente anche Genova, dove gli impianti di Cornigliano dipendono dall'evoluzione della crisi di Taranto.
A confermare l'esistenza di un percorso di approfondimento è stato il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, al termine del tavolo con gli industriali.
"Ci siamo impegnati a esaminare il dossier e a verificare se esistano le condizioni per promuovere una cordata di operatori siderurgici italiani finalizzata al rilancio degli impianti non coinvolti dal blocco disposto dalla sentenza", ha spiegato Gozzi.
Sulla stessa linea anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che ha parlato della possibilità di costruire "una cordata italiana che abbia realmente a cuore l'industria di base e la produzione strategica del Paese".
L'ipotesi è stata confermata anche dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenuto durante il question time alla Camera.
Secondo il ministro, esistono i presupposti affinché il sistema industriale italiano presenti una proposta capace di garantire il salvataggio della produzione siderurgica e il rilancio degli stabilimenti dell'ex Ilva. Un'offerta che si affiancherebbe a quella del gruppo Jindal, intenzionato ad aggiornare il proprio piano alla luce della recente sentenza.
Urso ha inoltre ricordato che durante il Tavolo Taranto sono stati illustrati 17 progetti di investimento per un valore superiore ai 2 miliardi di euro, distribuiti su otto diversi comparti produttivi e con importanti ricadute occupazionali.
L'evoluzione della vicenda coinvolge direttamente anche la Liguria. La chiusura definitiva dell'area a caldo di Taranto potrebbe infatti compromettere l'approvvigionamento degli impianti di Cornigliano, che dal 2005 non dispongono più di un altoforno.
Attualmente nello stabilimento genovese lavorano circa 900 addetti e la capacità produttiva teorica raggiunge 1,5 milioni di tonnellate all'anno. Per istituzioni e sindacati la priorità resta individuare rapidamente forniture alternative di coils e semilavorati, così da evitare interruzioni dell'attività produttiva.
Per Gozzi la disponibilità manifestata dagli operatori rappresenta innanzitutto un segnale di responsabilità nei confronti dei lavoratori coinvolti.
L'obiettivo, ha spiegato, è costruire un progetto condiviso dal Sistema Italia che consenta di preservare l'intera filiera dell'acciaio, tutelare l'occupazione e rafforzare l'autonomia strategica nazionale.
Al tavolo hanno preso parte, tra gli altri, i rappresentanti di Federmeccanica, Confindustria Taranto, Marcegaglia, Acciaierie Venete, Pittini, Feralpi, Acciaierie Beltrame, Danieli e Ferriera Valsabbia.
Sul fronte della procedura di vendita, Urso ha precisato che le regole europee consentono la presentazione di nuove manifestazioni di interesse anche durante la fase negoziale, purché risultino migliorative rispetto alle offerte già depositate.
Il ministro ha però ribadito un punto ritenuto ormai definitivo: gli altiforni di Taranto e l'intera area a caldo non potranno essere riattivati in seguito alla sentenza della magistratura.
Nel frattempo le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno inviato alle istituzioni, alle Regioni interessate, ai sindaci e alle associazioni imprenditoriali un documento unitario intitolato "Piano straordinario nazionale di messa in sicurezza e rilancio dell'ex Ilva".
Tra gli obiettivi indicati figurano:
- continuità produttiva degli stabilimenti;
- rilancio degli impianti di finitura attraverso l'acquisto di bramme e semilavorati;
- mantenimento dell'unità del gruppo siderurgico;
- risanamento ambientale;
- tutela dei livelli occupazionali.
Dalla Liguria arriva il sostegno di Ilaria Cavo, deputata di Noi Moderati, che definisce la prospettiva di una italianizzazione dell'ex Ilva "un'importante novità" e ribadisce la necessità di affidarsi alle eccellenze industriali italiane per garantire produzione, occupazione e autonomia strategica.
Di segno opposto le critiche del Partito Democratico. L'ex ministro Andrea Orlando sostiene che dalle parole del ministro emerga di fatto la chiusura dell'ex Ilva, accusando il Governo di non aver gestito tempestivamente la crisi.
Anche i parlamentari dem Alberto Pandolfo, Valentina Ghio, Federico Fornaro, Francesca Viggiano, Claudio Stefanazzi, Marco Lacarra e Luca Pastorino contestano l'assenza di un vero piano industriale. Secondo il Pd, il Governo avrebbe presentato come risultato concreto quella che al momento rappresenta soltanto una disponibilità a valutare il dossier, senza offrire garanzie per lavoratori, occupazione e rilancio produttivo.
Per l'opposizione, la nomina di un eventuale nuovo commissario non può sostituire una strategia industriale capace di affrontare contemporaneamente le emergenze produttive, ambientali e occupazionali che coinvolgono gli stabilimenti di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi e Marghera.
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