ETS, la riforma non basta: serve un’analisi oltre la contrapposizione ideologica
di R.P.
Il dibattito si è polarizzato tra chi lo considera un ostacolo alla competitività europea e chi lo difende come strumento centrale della decarbonizzazione
La proposta di riforma dell’ETS europeo punta a ridurre il peso dei costi della CO₂ sulle imprese senza modificare l’impianto del sistema. Le misure introdotte dalla Commissione intervengono su prezzi dei crediti, quote gratuite e meccanismi di stabilità, ma secondo Simone Mori non risolvono pienamente le criticità evidenziate dal mondo industriale.
Il dibattito sull’ETS si è polarizzato tra chi lo considera un ostacolo alla competitività europea e chi lo difende come strumento centrale della decarbonizzazione. Secondo l’autore, serve però una valutazione più oggettiva degli effetti prodotti in oltre vent’anni: i dati disponibili mostrerebbero un impatto limitato del carbon market sulla trasformazione industriale, mentre gli investimenti nelle tecnologie verdi sono stati spesso sostenuti da incentivi e strumenti dedicati.
La vera sfida, quindi, non è solo correggere l’ETS, ma valutarne efficacia e limiti per costruire una politica climatica più equilibrata, capace di coniugare decarbonizzazione, competitività e stabilità regolatoria.
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