Energia, consumi in calo ma la transizione italiana rallenta: petrolio giù del 4%, elettricità ai massimi da dieci anni
di R.S.
La crisi di Hormuz ha avuto un impatto rilevante sui mercati energetici, ma inferiore alle previsioni più negative grazie al ricorso alle scorte strategiche
Nel primo semestre 2026 i consumi energetici italiani hanno registrato una contrazione, ma il percorso verso gli obiettivi di decarbonizzazione continua ad allontanarsi. Secondo l’Analisi ENEA del Sistema energetico italiano, la domanda complessiva di energia è diminuita del 2%, mentre i consumi e le emissioni di CO₂ sono scesi rispettivamente del 2%. Un risultato che, però, non basta a riportare l’Italia sulla traiettoria prevista dal Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC) per il 2030.
Il calo dei consumi petroliferi è stato uno dei principali elementi del semestre: la domanda di petrolio è diminuita di quasi il 4% sia in Italia sia nell’Unione europea. Nel nostro Paese, tuttavia, la riduzione nei trasporti è risultata più contenuta rispetto alla media europea dopo l’inizio della crisi dello Stretto di Hormuz: -1,5% contro -5,5% nell’Ue.
A determinare la contrazione italiana dei consumi petroliferi è stato soprattutto il nuovo forte calo della petrolchimica, con consumi più che dimezzati, mentre la domanda legata ai trasporti ha mostrato una maggiore resistenza nonostante l’aumento dei prezzi dei carburanti.
Sul fronte elettrico si registra invece una dinamica opposta. Nei primi sei mesi dell’anno la domanda di elettricità è cresciuta del 2,5%, segnando il maggiore incremento degli ultimi dieci anni, escludendo il rimbalzo successivo alla crisi pandemica del 2021. L’aumento dei consumi elettrici ha richiesto un maggiore utilizzo del gas nella generazione, cresciuto del 4,4%, mentre la crescita complessiva delle fonti rinnovabili si è fermata a poco più dell’1%.
All’interno delle rinnovabili si sono registrati andamenti molto diversi: il forte calo della produzione idroelettrica è stato compensato dalla crescita dell’eolico, aumentato del 16%, e del fotovoltaico, cresciuto del 19%. A maggio queste due fonti intermittenti hanno raggiunto un nuovo record, arrivando a coprire il 33% della domanda elettrica. La maggiore disponibilità di energia rinnovabile ha contribuito anche a un aumento delle ore con prezzi azzerati sul mercato all’ingrosso, salite a 88 nel primo semestre 2026 rispetto alle 20 dello stesso periodo dell’anno precedente.
La maggiore richiesta di energia elettrica ha avuto conseguenze anche sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Il maggiore ricorso al gas ha rallentato il riempimento degli stoccaggi in vista dell’inverno: a fine luglio il livello europeo è previsto poco sopra il 55%, contro il 70% di un anno prima, mentre in Italia dovrebbe attestarsi intorno al 75%, rispetto all’80% precedente.
Sul fronte dei prezzi, l’Analisi ENEA evidenzia una forte crescita dei mercati energetici europei, soprattutto nella seconda parte del semestre. Il greggio ha registrato un aumento del 27% nei primi sei mesi dell’anno e del 50% tra marzo e giugno, dopo la crisi di Hormuz. L’incremento si è riflesso sui prodotti petroliferi: il prezzo medio del gasolio è aumentato del 23% in Italia e del 28% nell’Unione europea. Anche gas ed elettricità hanno registrato rialzi significativi, con il gas in crescita del 27% nel periodo marzo-giugno e i prezzi elettrici in aumento di oltre il 20% sui mercati europei dopo la crisi.
In questo scenario l’indice ENEA ISPRED, che misura sicurezza energetica, prezzi dell’energia e decarbonizzazione, è diminuito del 25% a metà 2026. Il peggioramento è legato soprattutto al progressivo allontanamento degli obiettivi climatici al 2030, all’aumento dei costi energetici e alla persistente debolezza dell’industria ad alta intensità energetica.
Secondo ENEA, il raggiungimento dei target del PNIEC richiederebbe ora una riduzione media annua delle emissioni di circa il 6%, un ritmo molto più elevato rispetto a quello attuale.
La crisi di Hormuz ha avuto un impatto rilevante sui mercati energetici, ma inferiore alle previsioni più negative grazie al ricorso alle scorte strategiche e al calo della domanda cinese. Restano però evidenti gli effetti sul sistema produttivo europeo: nei primi mesi del 2026 la produzione industriale ha continuato a diminuire, in particolare in Germania, mentre in Italia il costo delle importazioni nette di energia tra marzo e aprile è risultato superiore di oltre 3 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il quadro che emerge è quello di una transizione energetica ancora sotto pressione: consumi e emissioni mostrano segnali di riduzione, ma il ritmo del cambiamento non è ancora sufficiente per centrare gli obiettivi climatici fissati per il prossimo decennio.
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