Cuba tra crisi e riforme: Díaz-Canel accelera su modello cinese, mercato e rinnovabili
di R.P.
Sul fronte energetico, l’isola accelera la transizione verso le rinnovabili e la mobilità elettrica per ridurre la dipendenza dal petrolio importato
A Cuba, il presidente Miguel Díaz-Canel avvia una serie di riforme economiche strutturali per affrontare una crisi profonda aggravata dal blocco statunitense e dalla carenza di energia, alimenti e farmaci.
Il governo punta a un cambiamento del modello produttivo in chiave più flessibile e “mista”, ispirato a Cina e Vietnam: maggiore autonomia per imprese statali e comuni, apertura agli investimenti esteri e ai cubani all’estero, e sviluppo di un’economia più orientata al mercato ma ancora sotto controllo politico.
Tra le priorità anche la semplificazione burocratica, la riforma del sistema statale e il rilancio dell’agricoltura per raggiungere l’autosufficienza alimentare. Le imprese dovrebbero avere più libertà gestionale, inclusa la possibilità di esportare, importare e reinvestire i profitti.
Sul fronte energetico, l’isola accelera la transizione verso le rinnovabili e la mobilità elettrica per ridurre la dipendenza dal petrolio importato, oggi fortemente limitato.
Díaz-Canel difende le riforme come necessarie per salvare la rivoluzione e fronteggiare l’“aggressione” esterna, mentre ribadisce la centralità del Partito comunista e della coesione sociale in una fase di forte crisi economica e migrazione di massa.
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