Crisi AMT, Vella (Fit Cisl) a Telenord: “Serve chiarezza sul piano industriale, senza documenti si va al buio”

di Katia Gangale - Stefano Rissetto

Ribadita necessità controllo pubblico: “Il trasporto pubblico è un servizio sociale, non può diventare un’attività guidata dal profitto”

La situazione di AMT Genova resta in stallo tra mancate firme, piani industriali non ancora consegnati e un confronto istituzionale frammentato. A denunciarlo, in un intervento a Liguria Live di Telenord, è Antonio Vella, segretario regionale Fim Cisl Liguria, che parla di un percorso ancora privo di certezze operative.

 

Il nodo principale riguarda l’assenza di atti concreti: “Abbiamo fatto molti incontri, ma di concreto ancora non c’è nulla”, afferma Vella, sottolineando la richiesta di un tavolo unico con Regione, Comune e Città Metropolitana. “È impensabile procedere con riunioni separate, servono tutti gli attori insieme”.

 

Al centro della tensione anche il piano di efficientamento: secondo il sindacato, l’accordo atteso non è stato firmato e sarebbe stato sostituito da un nuovo piano industriale ancora non disponibile. “Ci aspettavamo una firma, invece ci hanno parlato di un nuovo piano che non abbiamo ancora visto”, spiega.

 

Per i sindacati, senza numeri e documenti ufficiali è impossibile valutare le scelte future: “Abbiamo fatto un incontro al buio”, sintetizza Vella, che chiede di poter analizzare prima i dati per discutere eventuali modifiche.

 

Sul merito del piano precedente, il sindacato rivendica la disponibilità a intervenire sui costi e sull’organizzazione del servizio, ma senza stravolgimenti: “Se ci sono recuperi di spesa siamo pronti a discuterne, ma quell’accordo per noi resta la base di partenza”.

 

Tra i temi anche la carenza di personale e il ricambio generazionale. Vella evidenzia stipendi poco competitivi e costi elevati per accedere alla professione: “Un autista neoassunto guadagna circa 1350 euro, mentre le patenti possono costare fino a 5.000 euro”, rendendo il lavoro sempre meno attrattivo.

 

Infine, il sindacato ribadisce la necessità di mantenere il controllo pubblico del servizio: “Il trasporto pubblico è un servizio sociale, non può diventare un’attività guidata dal profitto”. Per Vella, senza risorse e programmazione condivisa, il rischio è quello di compromettere qualità e sostenibilità del servizio.

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