Crioconservazione ovuli, Libere Femministe contro la proposta di legge regionale: “Non è progresso, ma business sulla pelle delle donne”
di R.P.
Il gruppo esprime forti perplessità, sostenendo che il percorso necessario alla crioconservazione degli ovociti comporti rischi per la salute delle donne
La proposta di legge regionale sulla crioconservazione degli ovuli, presentata dal consigliere regionale Gianni Pastorino e dalla consigliera comunale Erika Venturini (leggi qui)con l'obiettivo dichiarato di "preservare la fertilità" e "tutelare la salute riproduttiva", incontra la netta opposizione del collettivo Libere Femministe Genova.
In una nota, il gruppo esprime forti perplessità sull'iniziativa, sostenendo che il percorso necessario alla crioconservazione degli ovociti comporti rischi significativi per la salute delle donne. Tra le criticità evidenziate vengono citati i possibili effetti della stimolazione ovarica, il rischio di sindrome da iperstimolazione ovarica, la necessità di sottoporsi a interventi chirurgici in anestesia generale per il prelievo degli ovociti e l'eventualità di dover ripetere più volte le procedure per ottenere un numero adeguato di cellule da conservare.
Le attiviste contestano inoltre l'efficacia della pratica come strumento di tutela della fertilità, sottolineando che anche in presenza di ovociti crioconservati le probabilità di arrivare alla nascita di un bambino attraverso tecniche di procreazione medicalmente assistita non sarebbero garantite.
Nel documento vengono inoltre richiamati alcuni studi che, secondo il collettivo, evidenzierebbero maggiori rischi sanitari per i bambini nati attraverso tecniche di fecondazione assistita rispetto a quelli concepiti naturalmente.
La critica, tuttavia, non si limita agli aspetti sanitari. Libere Femministe punta il dito anche contro l'impostazione politica della proposta, ritenendo che la risposta alle difficoltà che molte donne incontrano nel conciliare lavoro, studio e maternità non debba essere ricercata in interventi medici sui corpi femminili, ma in un cambiamento delle condizioni sociali ed economiche. "Ci lascia stupefatte che proprio da sinistra, anziché una seria e doverosa messa in discussione di un modello economico e sociale che impedisce alle donne di conciliare studio, lavoro ed eventualmente una maternità, arrivi ancora una volta un invito ad adattarsi", si legge nella nota.
Da qui la conclusione del collettivo, che definisce la promozione della crioconservazione come diritto riproduttivo "non un progresso, ma l'ennesimo business fatto sulla pelle delle donne". La proposta di legge si inserisce così in un dibattito destinato a suscitare confronti e polemiche sia sul piano sanitario sia su quello culturale e politico.
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