Come far funzionare un “commissario”

di Paolo Lingua

Come far funzionare un “commissario”

Il Presidente della Regione Giovanni Toti potrebbe essere nominato Commissario dal ministero dei Trasporti per la gestione della messa a punto del sistema autostradale della Liguria. Nel corso della settimana Toti dovrebbe incontrare a Roma il ministro Giovannini per chiarire tutti gli aspetti – assai complessi – della questione. Per il momento il Presidente della Regione si è dimostrato prudente, anche perché non tutti i dettagli sono chiari. Toti, e non senza fondamento, teme di disporre  di  poteri di fatto limitati e di dover avere a che fare con altri centri decisionali  e operativi che rallentino ogni tipo di intervento. In effetti il commissariamento delle autostrade della Liguria in funzione degli interventi di messa a punto in corso (e che si annunciano in proseguimento ancora per qualche anno) potrebbe avere dei margini limitati di azione e, di fatto, di possibilità di decisione. Oggi – il discorso merita una riflessione – è facile ascoltare giudizi o dichiarazioni-spot in cui si sprecano giudizi positivi sul commissariamento relativo alla ricostruzione dell’ex Ponte Morandi incarico affidato al sindaco di Genova Marco Bucci e rinnovato ancora per i prossimi tre anni per le definitive messa a punto. Bucci, che certamente nella vicenda ha messo in evidenza la sua formazione di manager di imprese private a livello internazionale, è stato di fatto un commissario “speciale”. Il dramma del crollo con 43 vittime, il blocco di una larga parte del sistema autostradale della Liguria hanno consentito a Bucci di agire come se fosse un imprenditore privato, avendo anche il pieno sostegno del Governo. A tutti, in quel caso specifico e tragico, interessava agire presto e bene: occorreva dare un segnale forte all’opinione pubblica.  Di fatto Bucci ha potuto agire, sia pure con pieno merito, senza avversari e senza sostanziali opposizioni.  Dopo la ricostruzione a tempo di record ha raccolto solo lodi e complimenti e, sul piano mediatico, a larga parte del mondo politico e delle istituzioni si è fatta una sorta di gara per proclamare come modello da ripetere in futuro il sistema del commissariamento. Purtroppo il nostro Paese galleggia su un oceano, o meglio su una palude di leggi, leggine, regolamenti, competenze, controllo astrusi, che sono appunto frutto del sistema per il quale molte opera pubbliche e molti interventi hanno impiegato decenni per la loro realizzazione, per non parlare invece di quante iniziative da decenni languono. In Liguria, solo per restare nei fatti più recenti, abbiamo impiegato decenni per far iniziare i lavori del Terzo Valico e , nello stesso tempo, sono più di 25 anni che si discute sulla Gronda, con partiti,  Governi e amministrazioni di tutti i colori politici. La questione che in questo momento è sotto i riflettori è la questione della rete autostradale che coinvolge tutta la Liguria da Ventimiglia a Porto Venere e in direzione del Piemonte e della Lombardia. Siamo di fronte, dopo il crollo del Morandi, con decenni di lavori mai eseguiti e da una manutenzione più che carente. Una brutta pagina della nostra storia. Sulla base di questi precedenti è impossibile – e lo abbiamo constatato, nonostante le esigenze pressanti della stagione turistica – decidere su pause e rinvii. Il sistema, per i cittadini, per i turisti per i trasporti legati al sistema portuale, va messa in regola nel più breve tempo possibile, anche se sappiamo, come si è detto, che i tempi non saranno velocissimi. E’ un discorso di anni. Ma la messa a punto dei lavori autostradali – gallerie, ponti, connssioni, percorsi – non è governabile con la stessa speditezza della ricostruzione di un ponte, per imponente che sia. Non solo, ma ci sono parecchie competenze operative e controlli. Non è semplice scavalcare tutte le burocrazie: si rischiano denunce e ricorsi di tutti i generi. Si va sul civile, penale e amministrativo. Per non parlare di interventi di associazioni, amministrazioni locali e partiti ora che siamo alla vigilia d’una serie di appuntamenti elettorali. Il futuro commissario rischia di non disporre di reali poteri esecutivi. Di qui la prudenza di Toti che pure crede in un salto di qualità del sistema italiano delle grandi opere. Sarà bene nell’incontro0 con il ministro Giovannini nei prossimi giorni fare la massima chiarezza e non lasciare alcuna ombra di dubbio.