Il cardinale Bagnasco: "Far sposare i preti non è la via per garantire il futuro alla Chiesa"
di Gilberto Volpara
L'ex presidente della Cei ricorda Ruini: "Anche io ebbi qualche simpatia femminile". Poi, l'appello agli imprenditori: "Prima di lasciare l'Italia, riflettete"
È il cardinale Angelo Bagnasco, il nuovo ospite di ‘Io’, il format di Telenord che racconta l’uomo o la donna oltre il personaggio pubblico. La prima sorpresa giunge ancor prima d’avviare l’intervista: nelle ore in cui festeggia 60 anni di sacerdozio, Sua Eminenza sceglie il poco noto battistero della cattedrale di San Lorenzo come sede di una chiacchierata tra sfumature personali e storia della città riassunta, anche, dalle opere di Cambiaso e Fiasella presenti sulle pareti che impreziosiscono uno straordinario ambiente: “Questa è l’Italia, un’incredibile ricchezza artistica. Genova non fa differenza”.
Un racconto a cuore aperto, quello del porporato in cui rispolvera i giochi d’infanzia tra le macerie dei quartieri genovesi: “Piazza Sarzano e Madre di Dio, ambienti che, comunque, avevano un controllo sociale per chi è stato bambino in quelle vie”. Il ricordo della famiglia, semplice, con mamma a casa e papà pasticcere: “Lavoratore indefesso”.
Oggi, le sue giornate sono al Righi da dove lo sguardo domina la città: “Ringrazio il Signore perché sono sereno”.
Tuttavia, non fugge i temi più spinosi: il futuro della Chiesa può passare da un’apertura a preti con famiglia? “No, la risposta del Papa è stata molto netta. Recentemente, un’interpellanza dell’Episcopato tedesco chiedeva la possibilità per i laici di tenere l’omelia e il Magistero della Chiesa ha detto ‘no’ con fermezza. Tuttavia, per l’Italia, vedo tanti giovani che pensano al sacerdozio. Devono essere accompagnati e noi preti dobbiamo testimoniare la gioia della vocazione che, ovviamente, richiede sacrificio. Ma non è vero che Dio non chiama più”.
Ricorda il cardinale Camillo Ruini, scomparso da poco. Nel commentare l’intervista in cui l’amico confessò il rischio di alcuni cedimenti recuperati grazie alla fede nel buon Dio, Angelo Bagasco dice: “Anche a me capitò qualcosa di simile. Avevo deciso di farmi prete già alle elementari, non lo dissi a nessuno. Decisi così che la scelta sarebbe stata presa in conclusione della terza media perché non me la sentivo di lasciare mamma e papà. Frequentai, dunque, classi miste e alla fine del triennio quella luce era intatta”. Mai alcun sbandamento a livello femminile? “In quell’epoca, qualche simpatia sì”.
Poi, l’attualità d’oggi che, a distanza d’oltre 70 anni da quelle macerie d’infanzia, regala il mondo a leader come Trump, Putin e Netanyahu tutti nello stesso momento storico: “Ognuno di noi può scegliere di diventare uomo di pace o di aggressione, anche nei piccoli gesti. Dobbiamo tornare alla fede vera”.
Formalità sulla richiesta di giudizio in merito all’operato della sindaco di Genova, Silvia Salis: “E’ stata eletta dai cittadini, quindi, è da rispettare”. L’emergenza di questa città? “Il lavoro, dobbiamo perseguire lavori alti e condivisi, non ideologie”.
Sulla città più vecchia d’Italia aggiunge: “Fare pochi figli non è un questione solo materiale seppur importante e da sostenere. Ma le soluzioni esistono. Necessario non scoraggiarsi mai, i figli sono gioia e sacrificio come qualsiasi vocazione”.
Oggi, il cardinale Angelo Bagnasco è consulente dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti. Davanti all’avvento in un’intelligenza artificiale che spazza via occupazione umana, la linea è diretta: “Per noi italiani c’è un punto di partenza, sono convinto che il nostro Paese possa tenersi tutto il lavoro senza far andare via le nostre imprese. Sono consapevole delle differenti tassazioni, ma diverso è anche il costo della vita. Chi pensa d’andare fuori, legittimamente, faccia una riflessione per l’amore verso l’Italia”.
Infine, i temi più leggeri: i preti sanno dove mangiare bene? “Io, veramente, mangio dalle suore. Considero questa una grazia perché all’Istituto Ravasco sono trattato come uno di famiglia da tanti anni. Quello che arriva in tavola va bene, ma ho una preferenza per il pesto senz’aglio. Come Berlusconi? A questo non lo so” sorride Bagnasco.
Al vertice del gradimento gastronomico cita anche le torte di verdure. Insieme a Piazza Sarzano menziona Santa Teresina in Albaro, nonché, San Lorenzo come luoghi genovesi più legati al suo cammino di uomo e religioso.
La chiusura è dedicata alla sua lingua genovese: “Più facile salvare il dialetto o avere nuovi preti? Non rassegniamoci, anche se oggi ci sono troppo inglesismi con il rischio di parlare male l’inglese, dimenticando italiano e genovese. Andiamo avanti, guardiamo in alto perché solo così si può vedere in basso”.
Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagram, su Youtube e su Facebook.
Altre notizie
Presentata la campagna per incentivare la donazione del sangue, Spiderman e Annalisa tra i testimonial
26/06/2026
di Claudio Baffico
Polizia, arrivano i rinforzi: otto nuovi commissari assegnati a Genova
26/06/2026
di Redazione
Sestri Levante, estate con ingressi contingentati alla Baia del Silenzio
26/06/2026
di Redazione

