Dal Boca Juniors al San Lorenzo, da Tagliafico a Messi: il MEI racconta il legame tra emigrazione italiana e calcio argentino
di steris
Seconda a New York e vincitrice a Doha nelle ultime due edizioni dei Mondiali, la Selección Albiceleste ha un cuore italiano
In occasione dei Mondiali di calcio 2026, finiti con la vittoria della Spagna sull'Argentina ai supplementari per 1-0 nella finale di New York, il Museo Nazionale dell'Emigrazione Italiana dedica un video a una delle storie più significative dell'emigrazione italiana, quella che lega milioni di emigranti partiti proprio per l'Argentina alla nascita di club blasonati e ai successi di una delle nazionali più vincenti della storia del calcio.
A partire dalla seconda metà dell'Ottocento, circa tre milioni di italiani attraversarono l'oceano diretti in Argentina, contribuendo alla crescita economica, sociale e culturale del Paese. Ancora oggi l'Argentina ospita la più grande comunità di cittadini italiani residenti all'estero, con circa 990.000 iscritti all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero (AIRE), come conferma l’ultimo Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, la testimonianza di un legame che continua a essere vivo.
Quel legame passa anche dal calcio. Molte delle società che hanno scritto la storia del calcio argentino furono fondate da italiani o da figli di emigranti italiani. È il caso del River Plate, nato nel 1901 grazie anche a Enrique Zanni, Enrique Salvarezza, Bernardo Messina e Livio Ratto; del Boca Juniors, fondato nel 1905 da Esteban Baglietto, Santiago Sana, Alfredo Scarpati e dai fratelli Juan Antonio e Teodoro Farenga; e del San Lorenzo, nato nel 1908 attorno alla figura di don Lorenzo Massa insieme ad Antonio Scaramusso e ai fratelli Monti. Il video racconta come questo patrimonio di storia e migrazioni continui ancora oggi a riflettersi nella nazionale argentina e sarà visibile in questi giorni in Museo e sui canali ufficiali del Mei: youtu.be/n5Vv8KJkYfA?si=4TdSSMHSuHoe1Cem. La clip ideata da Paolo Masini e Andrea Pedemonte è realizzata con le immagini di vari partner del Mei, tra queste Museo River, Club Atlético San Lorenzo de Almagro, Archivio Sergio Lodise, Guillermo Luis Barreira, Italea Marche, Arianna Censori.
Tra i protagonisti del Mondiale 2026 sono infatti numerosi i calciatori e i membri dello staff tecnico che conservano profonde radici italiane. A partire dal commissario tecnico Lionel Scaloni, il cui bisnonno lasciò Magliano di Tenna, nelle Marche, all'inizio del Novecento per raggiungere l'Argentina, un percorso che gli ha permesso di conservare anche la cittadinanza italiana. Il simbolo di questo legame è naturalmente Lionel Messi. Il capitano dell'Albiceleste discende da due famiglie emigrate dalle Marche: il trisavolo paterno Angelo Messi partì nel 1883 da Montefiore di Recanati, mentre il ramo materno della famiglia affonda le proprie radici a San Severino Marche. Non è solo una curiosità genealogica: Messi possiede la cittadinanza italiana ed è iscritto all'anagrafe del Comune di Recanati, a testimonianza di un legame mai interrotto con la terra d'origine dei suoi antenati. Le radici italiane accomunano anche molti altri protagonisti della Selección. Nicolás Tagliafico ha ereditato la cittadinanza italiana grazie ai nonni paterni originari di Genova e al ramo materno proveniente da Lamezia Terme; Giuliano Simeone, nato a Roma e cresciuto calcisticamente in Argentina, discende da una famiglia originaria di Rivello, in Basilicata. Anche Rodrigo De Paul, Giovani Lo Celso e Germán Pezzella vantano origini italiane, a conferma di quanto il fenomeno migratorio abbia lasciato un'impronta profonda nella società argentina e, di conseguenza, nella sua nazionale di calcio.
Una storia che affonda le proprie radici ben prima dei campioni di oggi. Già al primo Mondiale del 1930 il capocannoniere fu Guillermo Stábile, figlio di emigranti provenienti da San Pietro al Tanagro, nel Salernitano. Negli anni successivi le origini italiane hanno accompagnato alcune delle figure più iconiche del calcio argentino, come Mario Kempes, campione del mondo nel 1978, Daniel Passarella, unico argentino ad aver conquistato due Coppe del Mondo (1978 e 1986), e Oscar Ruggeri, protagonista del trionfo di Messico '86. Una continuità che arriva fino alla squadra campione del mondo in Qatar nel 2022 e che trova nel Mondiale 2026 un nuovo capitolo di una storia iniziata oltre un secolo fa, quando milioni di italiani attraversarono l'Atlantico in cerca di un futuro migliore. Molte di queste storie rientrano nel progetto "Il civico delle radici”, un percorso nazionale volto alla valorizzazione della memoria migrante italiana attraverso la posa, sulle case di partenza degli emigranti, di targhe “parlanti” dotate di QR code che raccontano le storie più emblematiche dell’emigrazione italiana attraverso la voce narrante di attori affermati. Ma il rapporto tra Italia e Argentina nel calcio è stato anche un percorso a doppio senso. La storia ricorda infatti gli argentini che hanno contribuito ai successi della Nazionale italiana: da Luis Monti, Raimundo Orsi, Enrique Guaita e Attilio Demaría, protagonisti del Mondiale del 1934, fino a Mauro Camoranesi, campione del mondo con gli Azzurri nel 2006. Il video rappresenta un nuovo tassello del percorso di ricerca che il MEI porta avanti sui molteplici aspetti dell'emigrazione italiana. Tra questi, anche il ruolo dello sport come luogo di incontro, inclusione e trasmissione dell'identità culturale delle comunità italiane all'estero, un patrimonio che continua ancora oggi a emergere attraverso le storie dei grandi protagonisti dello sport internazionale.
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