Batterie nucleari, tra illusione e sfida tecnologica possibile
di R.S.
Non si tratta di vere batterie, ma di microgeneratori in grado di fornire elettricità per decenni senza ricariche
L’idea di una batteria capace di durare 50 anni o più affascina il mondo scientifico ma solleva interrogativi tecnici e ambientali. Le cosiddette batterie nucleari, oggi sviluppate soprattutto in Cina, non sono in realtà celle elettrochimiche ma generatori betavoltaici o termoelettrici a radioisotopi (RTG), che producono energia sfruttando il decadimento controllato di isotopi radioattivi.
Non si tratta di vere batterie, ma di microgeneratori in grado di fornire elettricità per decenni senza ricariche. Una prospettiva che potrebbe rivoluzionare applicazioni spaziali e scientifiche, ma che resta lontana dall’uso commerciale.
Gli esperti di ENEA, ANEV e Politecnico di Torino concordano: la tecnologia è promettente, ma ancora immatura, costosa e circondata da diffidenza. Per ora, l’energia “infinita” resta una promessa brillante ma lontana, sospesa tra innovazione e fantascienza.
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