Ballottaggi al centrosinistra, in attesa degli altri confronti

di Paolo Lingua

Ballottaggi al centrosinistra, in attesa degli altri confronti

Cominciamo dal duello di casa Liguria: a Savona netta vittoria del centrosinistra (e in particolare del Pd) e rivincita dopo sei anni di sconfitte, azzeccando un candidato che fa parte della aristocrazia politica del territorio e che, sia pure con un netto calo dei votanti, è stato in gradi di catturare progressisti e moderati, scavalcando il M5s che, di fatto, accanto ai partiti di centrodestra, è l’altra componente politica battuta.  Savona torna quindi alle sue tradizioni: il centrodestra probabilmente paga, in parte,  anche il distacco, con polemiche sotterranee, tra i vertici della coalizione e la ex sindaca che non ha voluto ripresentarsi. Fin qui il risultato, con i suoi numeri e con le sue percentuali. Sempre restando alla situazione specifica della Liguria i veri punti interrogativi e le strategie delle coalizioni sono rinviati alla prossima primavera quando sarà in campo il rinnovo del Comune di Genova e si voterà anche nell’area spezzina, altro storico fortino della sinistra, andato in frantumi dal 2015 in poi. Ma ci sarà in mezzo il voto per la presidenza della repubblica, grande incognita per il momento. Difficile, in un contesto come quello italiano, dove gli umori dell’elettorato sono ormai da tempo ondivaghi, fare previsioni precise. Sempre restando in Liguria, salvo sorprese, appare difficile per il momento per il centrosinistra riprendere Genova, dove l’immagine del sindaco uscente Marco Bucci appare molto forte. Possibile invece la “riconquista” dei comuni più importanti di Savona. Al di là degli aspetti specifici della Liguria a voler guardare il panorama italiano, anche se le previsioni di massima sono state confermate, appare evidente la rimonta del centrosinistra, con le nette vittorie di Roma e di Torino, dove ancora una volta ha continuato a pagare un duro prezzo il M5s che appare decisamente in crisi, anche perché, salvo Torino, ha voluto correre sempre da solo, anche a molti ballottaggi. Prevista la vittoria del centrodestra a Trieste.  Ma c’è una riflessione generale che salta agli occhi e riguarda in particolare La Lega e Fratelli d’Italia. L’aver preso solo in extremis le distanza, con un po’ d’affanno, dai neofascisti e dagli sgangherati movimenti “no vax”, ha dimostrato i limiti tattici si recuperare, magari sottobanco, un po’ di voti dei cosiddetti “scontenti”. Ma l’opinione pubblica massiccia del nostro Paese è ormai in marcia a favore della vaccinazione (che sta infatti crescendo) e quindi dell’uso – che poi è semplicissimo – del “green pass”. Le manifestazioni della scorsa settimana e il gratuito (oltre che criticabile) assalto alla sede della Cgil hanno rafforzato indirettamente la posizione del Pd che ora sostiene nettamente , senza “se” e senza “ma”, il governo Draghi. I due partiti maggiori del centrodestra sono andati al voto amministrativo in un clima di imbarazzo e di incertezza, mettendo in crisi il “dream” di vincere le elezioni politiche e di formare un governo di coalizione, anche se Forza Italia, pur mantenendo l’alleanza si è sempre collocata su contenuti diversi decisamente centristi e vicini alla linea del governo. I prossimi giorni saranno quindi dedicati a ripensamenti e alla messa a punto di nuove strategie e di differenti valutazioni. Ha avuto fortuna Letta che, senza impuntarsi in polemiche dirette, ha preso prudenti distanze dal M5s che esce sempre più ridimensionato dal voto. E anche in questo caso ci saranno ripensamenti  (una scissione guidata da Di Battista?) e riaggiustamenti. E’ certo che lo stesso Draghi esce rafforzato, offrendosi come il più razionale e il più lungimirante. Si tratterà di capire – ma ogni giorno che passa è un giorno diverso – se vorrà restare al governo ancora una paio d’anni oppure salirà al Quirinale, dove forse lo vorrebbero non pochi partiti per tornare, dopo elezioni politiche, al vecchio sistema di governo. Resta da chiedersi quale sarebbe la soluzione migliore per l’Italia.