AMT Genova, la difesa di Ilaria Gavuglio: “Nessun dissesto, azienda in continuità e conti coerenti con il TPL”

di R.S.

4 min, 26 sec

"Nessuna liquidazione giudiziale e quindi nessun presupposto per l’ipotesi di bancarotta”

AMT Genova, la difesa di Ilaria Gavuglio: “Nessun dissesto, azienda in continuità e conti coerenti con il TPL”

“Nessun dissesto, nessuna liquidazione giudiziale e quindi nessun presupposto per l’ipotesi di bancarotta”. È la posizione netta contenuta nella memoria depositata dal collegio difensivo di Ilaria Gavuglio, ex vertice di AMT Genova, composta dagli avvocati Andrea Ganzer e Raffaele Caruso, dopo l’interrogatorio del 19 giugno.

Nel documento, la difesa ribadisce “piena fiducia nell’operato della magistratura”, ma ricostruisce in modo articolato la gestione dell’azienda di trasporto pubblico locale, contestando alla base l’impostazione accusatoria.

“Crisi di liquidità, non dissesto” - Uno dei passaggi centrali della memoria riguarda la natura delle difficoltà finanziarie di AMT. Per la difesa, infatti, si sarebbe trattato di una “crisi di liquidità fisiologica per il settore del trasporto pubblico locale” e non di un dissesto.

“Le difficoltà – si legge nel documento – sono legate alla necessità strutturale di contributi pubblici che da un lato vengono ridotti (Fondo Nazionale Trasporti), dall’altro erogati con complessità amministrative (fondi MASE), generando problemi di cassa che non possono essere confusi con un buco o con una situazione di insolvenza”.

Il modello AMT e la svolta del trasporto pubblico - La memoria ricostruisce anche il contesto in cui si inserisce la gestione Gavuglio. AMT viene descritta come una società “in house” del Comune di Genova (94,94%) e della Città Metropolitana, “priva di attività accessorie e finanziata quasi esclusivamente da contributi pubblici e bigliettazione”.

Nel dicembre 2022 Gavuglio assume la presidenza del CdA e nel 2024 anche la direzione generale, inserendosi in un progetto di trasformazione del trasporto pubblico locale legato al PUMS e ai cosiddetti “4 Assi di forza”.

Secondo la difesa, l’obiettivo era quello di “rendere il TPL il principale sistema di mobilità cittadina attraverso filobus, mezzi elettrici, intermodalità e politiche di gratuità mirate”.

Gratuità e fondi pubblici: “Un nuovo modello di business” - Tra i punti chiave della strategia viene citata l’introduzione di forme di gratuità per alcune categorie di utenti e fasce orarie. Una scelta che, secondo la memoria, avrebbe trovato equilibrio attraverso nuovi flussi finanziari, in particolare i fondi MASE legati alla qualità dell’aria.

“La possibilità di accedere ai fondi ministeriali – si legge – era considerata elemento decisivo per sostenere il nuovo modello di mobilità sostenibile”.

La difesa richiama inoltre l’aumento dei passeggeri registrato nelle sperimentazioni e sostiene che tali dinamiche abbiano contribuito a compensare parte delle minori entrate.

Criticità storiche del settore e gestione interna - Ampio spazio viene dedicato alle difficoltà strutturali del settore TPL: “cronica sottofinanziamento, fabbisogni di cassa elevati e ricavi tariffari minoritari”.

La memoria evidenzia anche presunte criticità gestionali pregresse, tra cui “assenza di controllo di gestione, errori di budget e mancata valorizzazione dei crediti da sanzioni”.

Il piano industriale e i rapporti con le banche - Secondo la difesa, sotto la gestione Gavuglio sarebbe stato introdotto per la prima volta un vero piano industriale pluriennale (2023–2034), con interventi su patrimonializzazione, transizione energetica e nuove fonti di ricavo.

Sul fronte finanziario vengono citati strumenti come linee di credito, finanziamenti SACE, operazioni di factoring e accordi con istituti bancari.

“Il mantenimento delle linee di credito fino al 2025 dimostra la continuità aziendale e l’assenza di segnali di dissesto”, sostiene la memoria.

Il bilancio 2023 e il nodo dei crediti - Un capitolo centrale riguarda il bilancio 2023, chiuso con un utile di 267.461 euro. Due i punti contestati: l’iscrizione del credito MASE da 12,5 milioni e la valutazione dei crediti da sanzioni.

Sul primo aspetto la difesa parla di “coerenza contabile”, richiamando la filiera amministrativa che ha portato al riconoscimento dei fondi e sottolineando come il Collegio sindacale abbia giudicato corretto il criterio adottato.

Anche la società di revisione Deloitte avrebbe espresso solo rilievi informativi, certificando comunque il bilancio.

Sanzioni e recupero crediti: “Una gestione mai esistita prima” - Altro punto rilevante è quello delle sanzioni. Secondo la memoria, prima del 2023 AMT non avrebbe mai attivato reali procedure di recupero coattivo.

Con la nuova gestione, invece, sarebbe stato creato un sistema strutturato con oltre 33.000 ordinanze notificate per circa 73 milioni di euro.

La scelta di iscrivere i crediti, pur con un fondo svalutazione elevato, viene definita “prudenziale e coerente con la reale capacità di recupero”.

Continuità aziendale e business judgment rule - Per la difesa, AMT ha sempre operato in regime di continuità aziendale, sostenuta da contratti di servizio, contributi pubblici e progetti PNRR.

“La dipendenza dai finanziamenti pubblici è strutturale e non sintomo di insolvenza”, si legge nella memoria, che richiama anche la cosiddetta business judgment rule per rivendicare la legittimità delle scelte gestionali.

La conclusione della difesa - “In base alla documentazione prodotta – conclude il collegio difensivo – emerge la piena correttezza professionale e deontologica dell’operato di Ilaria Gavuglio, sempre nell’interesse dell’azienda, dei cittadini e degli enti soci”.

La posizione sarà ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, che dovrà valutare la ricostruzione fornita dalla difesa rispetto alle contestazioni mosse nell’inchiesta.

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